Il primo gennaio arriverà nelle sale il nuovo lungometraggio di Checco Zalone, il primo da regista del comico pugliese.

La trama è molto semplice, quasi banale: un “faccendiere” fallito e fallimentare scappa in Africa per sfuggire a debiti e mogli ma anche per non abbandonare i suoi sogni di grandi progetti e finisce per essere affascinato dal mondo africano da cui finisce per fuggire a causa della guerra, diventando a tutti gli effetti un migrante.

Il film è interessante per diverse ragioni:

•  È  l’esordio alla regia di un attore che al momento è l’italiano che più di tutti riesce a richiamare al cinema folle oceaniche, al pari dei blockbuster americani.

• Sono sorte tantissime polemiche (strumentali?) che hanno preparato l’uscita del film creando grandissima attesa.

• L’attualità incredibile di questa trama per un film che è in lavorazione da due anni e che invece sembra appena immaginato.

• I panorami africani che creano emozioni e ti fanno venire voglia di saltare sul primo aereo per poterne odorare i contorni e assaggiare i bordi, ma anche tante fotografie di uno spaccato sociale sempre sull’orlo del collasso.

Le aspettative di un film comico così atteso vengono, in parte, deluse da un taglio un po’ amaro che aumenta ansia ed empatia nei confronti di una situazione (l’immigrazione) che è un dramma nella nostra società moderna. Un po’ di delusione monta proprio da questo contrasto, anche se è da apprezzare la capacità cinica del regista di non prendere sul serio un tema così delicato.

La cattiveria con cui vuol far sorridere è credibile, il pubblico si indispone sorridendo: questa è la vera chiave del successo di Tolo Tolo. Le cose serie vanno affrontate con leggerezza o meglio come diceva Bertolt Brecht: “Si può parlare di cose serie in tono faceto”.

Forse l’unico appunto che si può muovere a Checco Zalone è che ancora deve decidere se vuole, nei panni di regista, far ridere o far riflettere. Complessivamente però il film di Zalone, che torna al cinema dopo 4 anni, riesce a stupire in modo assolutamente non convenzionale, come solo l’opera di un grande comico sa fare.

Articolo scritto da Bernardo Biondo