Tanto tempo fa, in una Galassia lontana lontana c’era una sceneggiatura, un connubio perfetto tra medioevo e tecnologia, un’epica che conquistava subito lo spettatore. Adesso c’è il marketing, un marketing che però non si rassegna alle glorie del passato ma vuole rivisitarle in chiave postmoderna con tanto citazionismo, gimmick giovanilistici, black power e cliché a non finire.

La saga di Star Wars, o come lo chiamavamo noi negli anni 70 Guerre Stellari, in mano a J.J. Abrams purtroppo si conclude, a nostro giudizio, nel peggiore dei modi risultando un puro esercizio di marketing senza anima. Nelle più di due ore di “Star Wars: L’ascesa di Skywalker” la sceneggiatura proprio non ce la fa a prendere lo spettatore. Non manca il ritmo, anzi probabilmente questo episodio IX è il più dinamico della nuova trilogia, con un numero infinito di combattimenti e spade laser che si scontrano, ma la scrittura non appassiona, non prende, non stimola a voler davvero vedere come si concluderà la pellicola perché è tutto molto, troppo, prevedibile e scontato.
Anche se i colpi di scena non mancano, si rimane un po’ con l’amaro in bocca perché sembrano tutti uno stratagemma costruito a tavolino per solleticare i vecchi fan e al contempo muovere le flebili fila della storia attuale.

Visivamente nulla da dire su questo episodio IX, forse il più bello della saga, riempie gli occhi e dà corpo ai sogni dei fan di Star Wars come pochi altri episodi della nuova trilogia, ma a nostro avviso è troppo poco per conquistare i cuori degli spettatori, soprattutto dei vecchi Jedi.

La forza è con Episodio IX? Per chi scrive no, ma se non siete dei fan della prima ora di Guerre Stellari probabilmente potreste non accorgervene e apprezzarlo lo stesso.