Con due soli film, Moglie e marito e Croce e delizia, Simone Godano, romano classe 1977, ha fatto capire il suo stile e la sua idea di cinema. Un cinema che punta molto sulla qualità degli attori, sull’approfondimento psicologico, su un genere, la commedia, che non sempre è stata valorizzata a dovere nel cinema italiano contemporaneo e che Godano invece approccia con un taglio e dei toni che a molti hanno ricordato i migliori esempi di questo genere realizzati negli Stati Uniti e in Francia.

Partiamo dall’inizio. Il tuo film d’esordio al cinema è stato “Moglie e Marito”. Mi racconti com’è andata?

È nato tutto grazie a Matteo Rovere. Ci conoscevamo già da tempo, mi aveva proposto di fare dei lavori prima del film, avevamo collaborato insieme a delle pubblicità e dei programmi televisivi. Una mattina mi ha chiamato e mi ha detto: “Perché non ti leggi questa copione? Era quello di Moglie e marito, di cui esisteva già anche una sceneggiatura scritta da Giulia Steigerwalt.

Rovere mi chiese: come lo faresti questo film? Da lì è partita tutta la lavorazione di Moglie e marito. Il film è andato molto bene e quindi ci siamo legati ancor di più lavorativamente.

In entrambi i tuoi film hai potuto dirigere da subito degli attori di rilievo, com’è stato poter lavorare con dei professionisti del loro calibro?

Sono stato molto fortunato. Nel primo film ho diretto Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak e Valerio Aprea. In Croce e delizia Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio, Jasmine Trinca, Filippo Scicchitano, Anna Galiena, Lunetta Savino, Clara Ponsot, Giandomenico Cupaiolo e Diletta Rossi. La direzione degli attori è l’aspetto che mi piace di più. Mi piace raccontare persone. In altri tipi di commedie si creano le gag, c’è una storia e delle situazioni raccontate ma non interessa l’anima dei personaggi. Invece sia a Giulia Steigerwalt in fase di scrittura, che a me in fase di messa in scena interessa andare a descrivere la psicologia dei personaggi, i loro stati d’animo, andando a fondo.

 

In entrambi i film hai lavorato con la sceneggiatrice Giulia Steigerwalt, come ti sei trovato? Avete un nuovo progetto in cantiere?

 

Con Moglie e Marito la sceneggiatura era stata già scritta da Giulia e mi è subito piaciuta molto. Con Croce e delizia invece abbiamo lavorato insieme all’idea e al soggetto. La sceneggiatura è stata scritta da lei, come è giusto che sia, ognuno fa il suo e mi trovo molto bene con Giulia, tant’è che stiamo lavorando al terzo film insieme.

Il tuo terzo film sarà sempre una commedia?

 

Sarà sicuramente una commedia, anche se come si è capito in Croce e delizia sono molto attratto dal dramma. Per rispondere ad un mercato in forte crisi stiamo lavorando per dare al pubblico un’idea precisa del film che vogliamo portare sul grande schermo. Abbiamo diversi spunti, ma vogliamo andare dritti per una direzione. Il nostro obiettivo è far capire esattamente alle persone che film andrà a vedere, già dal trailer.

Quali sono i tuoi riferimenti registici? C’è chi dice che questo tuo ultimo film ricordi il cinema francese.

C’è una sofisticatezza nel linguaggio che a molti ha fatto pensare a dei riferimenti al cinema francese, ma per me non è così. Mi piace la commedia dei Farrelly, mi piace molto Zoolander di Ben Stiller, mi è piaciuto tantissimo Almost famous di Cameron Crowe, dove c’è una sensibilità di racconto, una capacità di fare cinema che ti fa affezionare ai personaggi e ti fa dimenticare tutto. A me piace questo modo di fare cinema, farti entrare in una bolla e trascinarti dentro cercando di raccontare qualcosa agli spettatori.

Hai mai pensato di realizzare una serie?

La serie mi piacerebbe, ma mi spaventa molto la durata. Io sono abituato a lavorare curando un po’ tutto e interagendo con tutti i reparti. Temo che su un progetto troppo lungo, in media una serie dura diversi mesi di lavoro, ci sia il forte rischio di non riuscire a seguire con sufficiente attenzione tutte le fasi, rischiando di dare alla luce un prodotto in cui troppe cose sono state delegate ad altri.

Quali sono stati i tempi di realizzazione di Croce e delizia?

Abbiamo scritto il soggetto a Natale passato. Una volta approvato lo abbiamo scritto nel dettaglio e ci sono voluti due mesi di lavoro. Poi è entrate Giulia in sceneggiatura e ha scritto in altri due mesi la prima stesura. Fatto questo ci siamo dedicati alla ricerca degli attori. Abbiamo chiuso il casting in circa tre mesi. Poi abbiamo iniziato la lavorazione vera e propria di Croce e delizia che è durata 7 settimane. Abbiamo girato tutto tra ottobre e novembre. Durante le riprese abbiamo anche montato per ottimizzare i tempi. La sera mi arrivava il girato della giornata e il montato del giorno prima, un vero tour de force.

Qual è il tuo approccio nella direzione degli attori?

Ascolto molto, do fiducia a tutti, quando devo prendere una decisione vado dritto per la mia strada e non genero dubbi. Sono dell’idea che un clima positivo nei rapporti e nella gestione del set migliori la qualità del lavoro. Altri pensano che il conflitto e la tensione portino qualità, io invece la penso esattamente al contrario. Curo molto gli attori e i rapporti con loro. Inoltre la qualità umana conta molto per me, contornarsi di persone intelligenti dà una marcia in più quando qualcosa non funziona. Favino ad esempio è un genio, è un co-autore quando entra in un progetto. Bentivoglio nelle due scene che non ci tornavano ha avuto un guizzo in più. Jasmine Trinca quando una scena non funziona te lo fa capire con un sorriso. Alessandro Gassmann è la persona più generosa e umana sulla faccia della terra, ha sempre un sorriso per tutti ed è sempre vicino alla troupe. Avere attori così è importantissimo.

Con qualcuno di loro sei diventato amico?

Sono diventato amico fraterno di Jasmine Trinca, sono molto amico di Picchio (ndr. Pierfrancesco Favino) e di Kasia, sono legatissimo a loro dopo il mio primo film.

Con quali attori invece ti piacerebbe lavorare nei tuoi prossimi progetti?

Sicuramente con Alessandro Borghi, con cui sono già in contatto e con cui spero di lavorare in futuro. Mi piacerebbe molto lavorare anche con Luca Marinelli, che ha dimostrato delle doti attoriali eccezionali.

E poi mi auguro fortemente di poter lavorare ancora con Jasmine Trinca che reputo essere la più grande attrice che abbiamo in Italia, oltre ad essere la più premiata.

Un’ultima domanda: quali sono i registi italiani, tuoi contemporanei, che ti piacciono di più?

Sicuramente Matteo Rovere e Sydney Sibilia, hanno un talento enorme e insieme a loro condivido un’idea di cinema che ci accomuna, pur avendo affrontato generi differenti. Mi piace Gabriele Mainetti, che ha fatto un lavoro molto interessante con Jeeg robot, e di cui attendo con curiosità il prossimo film. Stimo molto anche Alessio Cremonini che con il film sul caso Cucchi è riuscito a realizzare un film importante, senza mai farsi coinvolgere dalla vicenda e rimanendo sempre neutrale, senza mai puntare il dito.