Dopo aver fatto pace con le sue 4 figlie per aver scelto di sposare rispettivamente un cinese, un algerino, un ebreo e un ivoriano, episodio raccontato nel primo film della serie, Claude e Marie Verneuil tornano con “Non sposate le mie figlie 2″ (dal 7 marzo al cinema).

Ma cosa succederebbe se adesso le figlie avanzassero l’idea di trasferirsi lontano dai confini francesi? Possono Claude e Marie sopportare un affronto del genere? Possibile che le figlie abbiano deciso davvero di stare alla larga dal buon vino, dal formaggio e dalla torre Eiffel?

I due, resi pazzi da questa minaccia, proveranno ad utilizzare qualsiasi risorsa a propria disposizione per  sventare il piano “diabolico” messo in piedi da figlie e mariti.

Attraverso “Non sposate le mie figlie 2″ il regista francese De Chauveron prova a mettere in scena gli stereotipi che ruotano intorno al sentimento nazionalistico. Il risultato è un film che non pretende nessuno sforzo dallo spettatore, la regia scorre facile e prosegue senza fronzoli, ma la sceneggiatura è un po’ troppo scontata. Ne sono un esempio le banalità sul cinese “poco pulito”, sull’immigrato, sul musulmano “cattivo” e sulla diffidenza verso l’uomo nero.

Pur facendo passare il messaggio legato all’integrazione, questa volta il grande schermo rischia di trasmettere poco di nuovo sull’argomento. Sono ormai talmente tante le commedie che si sono cimentate con il tema, anche perché all’ordine del giorno sia in Francia che in Italia, che il film rischia di essere soltanto un “qualcosa di già visto”, di poco originale.

Non sposate le mie figlie 2, in sostanza, non osa e la possibilità di uscire dalla sala con la sensazione di un capitolo riuscito a metà è forte. Da segnalare infine il doppiaggio che non sembra tra i più riusciti. Troppe le scene dove espressione e parlato non vanno d’accordo e le voci delle persone, soprattutto quelle di colore, risultano un po’ “caricate”.