Distribuito da Teodora Film, è da ieri disponibile nelle sale L’ultima Ora, opera seconda di Sébastien Marnier, liberamente ispirata al romanzo omonimo di Christophe Dufossé. Il film, un thriller psicologico di grande impatto, è stato presentato durante l’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e ha ricevuto plausi molto positivi da parte della critica. Due i temi centrali e abilmente affrontati nella narrazione: la denuncia sempre più evidente e drammaticamente reale della distruzione del nostro pianeta da parte dell’uomo e, di conseguenza, della vita e il perenne conflitto tra adulti e adolescenti che, dal loro punto di vista, hanno la capacità di estremizzare tutto nel bene e nel male, rendendo il loro universo inaccessibile.

Il tutto inizio all’interno di una scuola privata molto esclusiva che ospita un’aula di 12 elementi R.I.P. (Ragazzi Intelligenti Precoci), scossa improvvisamente dal suicidio di un insegnante davanti ai propri alunni che ne restano scioccati e increduli; gli succede un giovane insegnante Pierre Hoffmann (Laurent Lafitte) che fin dal primo momento si deve confrontare non solo con menti molto veloci e dal quoziente intellettivo elevatissimo ma, soprattutto, con sei di loro che, capitanati da Apolline (Luàna Bajrami) e Dimitri (Victor Bonnel) non fanno nulla per avvicinarsi al proprio prossimo ma ostentano un atteggiamento molto ostile, disturbante e quasi massonico verso chiunque voglia entrare in relazione con loro.

Pierre tenta più volte di denunciare gli strani atteggiamenti dei ragazzi al corpo insegnante, specie dopo aver assistito a scene di violenza su uno di loro, ma da parte dei suoi colleghi trova solo reazioni di indifferenza e di superficialità verso il malessere e la violenza dei giovani, tanto da chiedersi chi siano i veri mostri, se gli adulti o i ragazzi. Tale comportamento, cieco e irresponsabile, trova eco nelle azioni distruttive nei confronti del pianeta e degli esseri viventi abilmente inserite nella pellicola e che, come denunciano a gran voce le ultime mobilitazioni ambientaliste, ci porteranno a una prossima distruzione totale. I sei enfant prodige sono arrivati a questa conclusione prima di tutti i loro compagni e prendono una decisione molto sconvolgente ma la loro chiusura verso il mondo esterno e verso l’unico adulto che prova a capirli mette in moto durante tutta la narrazione, un meccanismo di suspance e di tensione, attraverso le quali Pierre rischia quasi di rasentare la follia dopo aver scoperto il loro segreto e le motivazioni che li animano.

Il finale è veramente una gran sorpresa e come sempre ci dà molto da pensare quanto un evento catastrofico e al di fuori della nostra quotidianità, possa far ritrovare alle persone un senso di unità e di consapevolezza collettiva altrimenti impossibile. Dobbiamo sempre arrivare al limite delle situazioni per trovare un punto di incontro, un po’ come sciaguratamente accadde per Chernobyl e come continua a succedere al nostro povero pianeta che, dal canto suo, continua a lanciarci ripetuti segnali di allarmi di fronte ai quali, però, la maggioranza di leader politici e di lobby economiche sembra restare freddamente indifferente.