Tommaso Buscetta, membro di Cosa Nostra noto con il soprannome di Boss dei due mondi, nasce a Palermo nel 1928 e si spegne a New York nella primavera del 2000.
Nel mezzo di queste due date si snodano 72 anni di vita intensa, divisa in due da una linea marcatrice che segna un punto di non ritorno nell’esistenza di Don Masino: la scelta, nel 1984, di divenire collaboratore di giustizia nel corso delle analisi condotte dal giudice Giovanni Falcone.

Cast, uscita e partecipazione a Cannes

Nell’ultimo lavoro di Marco Bellocchio, Il traditore, l’animazione di questa figura così complessa e marcata è affidata a Pierfrancesco Favino, che porta sullo schermo un Tommaso Buscetta schietto e autentico. Il cast, inoltre, si avvale di interpreti di prestigio quali Maria Fernanda Candida, Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane. Il film, distribuito nelle sale dal 23 maggio da 01 Distribution, è l’unico titolo italiano in corsa al 72esimo Festival di Cannes, dove è stato accolto con favore dalla stampa italiana e internazionale.

Trama de Il Traditore

La vicenda si apre con la festa di riconciliazione fra le due ali mafiose imperanti all’inizio degli anni ’80 in Sicilia, le storiche famiglie di Palermo e il nascente clan dei Corleonesi capitanato da Totò Riina.
Buscetta, in questo sodalizio di facciata, intravede un’ombra minacciosa e sceglie di emigrare in Brasile con la sua terza moglie. I suoi figli maggiori rimarranno in Sicilia, dove saranno eliminati senza pietà per mano dei Corleonesi, i quali si macchiano senza scrupoli di ogni crimine, infrangendo ogni codice d’onore di Cosa Nostra. La mafia segue le tracce di Buscetta fino in sud America, ma saranno le forze di polizia brasiliane a raggiungerlo per prime e ad estradarlo in Italia. Il rientro in patria equivale a una sentenza di morte per mano dei Coreleonesi, tuttavia gli viene presentata una seconda opzione proprio dallo stesso Giovanni Falcone: può scegliere di collaborare alle indagini in corso e in cambio lo Stato gli garantirà protezione.
Buscetta accetta l’offerta e assume, agli occhi della cosca mafiosa, la vergognosa veste del traditore: nel 1986 ha inizio lo storico maxiprocesso di Palermo nel corso del quale verrà svelata la profondità della radice infetta di Cosa Nostra. Nell’aula di tribunale si alterna un carosello teatrale di scene di isteria collettiva, menzogne e minacce, che avranno in vertice nella sentenza del 1992 della Corte di Cassazione, che pronunciò la condanna definitiva di tutti gli imputati.

Recensione del film

Pierfrancesco Favino ne Il traditore attinge a piene mani dalle sue doti trasformistiche, rivestendosi dell’aura e delle gestualità inconfondibile di Tommaso Buscetta, nel difficile compito di replicare -senza caricaturarli- i caratteri di un personaggio così carismatico. Al di sotto degli occhiali da sole e dell’immancabile sigaretta incollata alle dita, marchi distintivi di Don Masino, scopriamo una figura intensa, capace di suscitare al tempo stesso repellenza per le azioni violente, empatia per i semplici vizi umani e una sorta di ammirazione per l’integrità verso gli ideali di quella mafia vecchio stampo “che non tocca i bambini”.
Ed è proprio nell’impatto di queste emozioni in conflitto che il film svela la sua potenza.
Bellocchio, nel narrare le vicende personali di Don Masino e dell’Italia di quegli anni, spinge lo spettatore a interrogare la propria etica, fotogramma dopo fotogramma.
Il regista dirige la macchina da ripresa dipingendo una tela a che traccia in modo caravaggesco i chiaroscuri di cui è composta la psiche umana. Non idealizza il collaboratore di giustizia, non ne restituisce l’immagine del pentito riscattato, né quella di un uomo sanato dal crimine.
Ma non ne offusca neanche i principi morali che, per quanto non lineari, porteranno Buscetta a essere al contempo “uomo d’onore” e ammiratore di Falcone.
Per dirlo con la coerenza delle parole stesse del boss dei due mondi:

Non sono un infame. Non sono un pentito. Sono stato mafioso e mi sono macchiato di delitti per i quali sono pronto a pagare il mio debito con la giustizia.