Sono passati 18 anni da quando M. Night Shyamalan diede alla luce “Unbreakable – Il predestinato“, un film importante nella storia dei film supereroistici perché diede una visione intima e umana del suo protagonista, David Dunn (Bruce Willis). Un eroe per caso, un uomo apparentemente normale che pian piano prende consapevolezza dei suoi poteri, della sua indistruttibilità, misurandosi con cattivi via via più forti fino ad incontrare la sua nemesi, l’Uomo di Vetro (Samuel L. Jackson). In questi 18 anni il tema supereroi è diventato mainstream e ha perso, diciamolo, qualsiasi voglia di raccontare la psiche dei protagonisti, limitandosi a mettere in scena il fracasso di battaglie all’ultimo sangue tra eroi e villains che gareggiano a chi è più cool.

Dopo aver realizzato Split, una sorta di pellicola intermedia, un non sequel che racconta le vicende dello psicopatico Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), che ha solleticato i fan di Unbreakable riportando sullo schermo Dunn nelle scene finali, Shyamalan ha deciso di tornare a narrare le vicende dell’indistruttibile. In Glass vediamo un Dunn invecchiato che passa la sua vita tra un negozio di articoli per la videosorveglianza gestito da lui e dal figlio Joseph Dunn (Spencer Treat Clark), ormai diventato un uomo, e l’attività di vigilante, sempre in cerca di cattivi da punire. Ma l’obiettivo vero di David Dunn in realtà è uno: fermare gli efferati omicidi dell’Orda, o meglio della Bestia, la personalità super cattiva di Wendell Crumb che sta diventando incontrollabile.

Nella sua ricerca dell’Orda, con il figlio a fargli da suggeritore/aiutante remoto attraverso un auricolare sempre connesso, Dunn viene catturato e internato insieme a Kevin Wendell Crumb in una una struttura psichiatrica dove ritrova anche la sua nemesi, Elijah Price ormai ridotto in sedia a rotelle e apparentemente privo di intendere e di volere. Nella struttura i tre saranno oggetto delle “attenzioni” della dott.ssa Ellie Staple (Sarah Paulson) strenuamente decisa a convincerli di non possedere affatto dei super poteri, ma di essere solo tre mitomani, convinti erroneamente di aver doti eccezionali.

Ci fermiamo qui con la trama per evitare qualsiasi tipo di (ulteriore) spoiler, anche perché trattandosi di un film di M. Night Shyamalan il livello di sorprese e colpi di scena è decisamente alto e rovineremmo il piacere degli spettatori. Possiamo però dire che a fronte di questa capacità del regista di non annoiarci, manca in questo Glass la ragion d’essere. Alla domanda “c’era davvero bisogno di un sequel di Unbreakable?” si fatica a rispondere affermativamente, anzi a nostro avviso la risposta è un no deciso. La pellicola del 2000 era perfetta e autoconclusiva, una dote che sempre meno film contemporanei hanno deciso di possedere, quell’unicità che inevitabilmente viene rovinata da qualsiasi sequel. Unbreakable era unico, come i suoi protagonisti e come la visione mitopoietica del fumetto che diventa realtà, spiegataci straordinariamente dall’uomo di vetro Elijah Price.

Glass ha sicuramente degli elementi validi: un cast di attori eccezionali, con Samuel L. Jackson e James McAvoy veri e propri mattatori, la fascinazione del tema supereroistico e fumettistico ai suoi massimi livelli, una regia che sa tenere incollati gli spettatori. Manca però quel qualcosa in più che ci si aspetterebbe da M. Night Shyamalan, non tanto in termini di pathos e sorpresa finale (che ovviamente c’è), ma di senso del film. Sembrerebbe più un voler comunque nutrire gli appassionati della prima pellicola raccontando un epilogo che in realtà pochi avrebbero davvero desiderato vedere.