Frozen – Il regno di ghiaccio è stato un successo senza pari, diventando il film di animazione con i più alti incassi al mondo. Dal 2013, anno di uscita del lungometraggio, milioni di bambine si sono innamorate della storia delle sorelle Elsa e Anna e di quel capolavoro di canzone che è Let it go (All’alba sorgerò). Non c’è da stupirsi, dunque, che le aspettative per “Frozen 2: il segreto di Arendelle” fossero altissime. Diciamo subito una cosa: per i più piccoli questo sequel centra sicuramente l’obiettivo, offrendo 103 minuti di divertimento, emozioni e musica che tengono incollati alla poltrona. Chi ha potuto assistere all’anteprima stampa insieme ai propri figli si accorge subito di come Frozen 2 catturi l’attenzione dei bambini e li faccia immergere nuovamente nei luoghi e nei personaggi che popolano Arendelle. Sembrano passati pochi minuti da quando abbiamo visto l’ultima volta Elsa, Anna, Kristoff, Olaf, invece sono passati ben 6 anni da quel 27 novembre 2013, data in cui l’immaginario dei più piccoli ha accolto i personaggi di Frozen non lasciandoli più andare.

All’occhio adulto invece non sfuggono le differenze con il suo predecessore e soprattutto le “mancanze” rispetto al capolavoro che è stato Frozen. Non ci gireremo attorno: in Frozen 2 manca quell’attenzione alla psicologia dei personaggi, l’approfondimento che aveva reso Elsa e Anna due “character” profondi e sfaccettati. In Frozen 2 si assiste ad un appiattimento di questa complessità: soprattutto Elsa è ormai una super eroina che si avvicina sempre di più a un X-Men ed è sempre più lontana dall’iconografia delle principesse Disney.

Questa virata “super eroistica” viene accompagnata a livello di scrittura e di regia da un cambio di ritmo e soprattutto di genere cinematografico rispetto a Frozen – Il regno di ghiaccio: Frozen 2: il segreto di Arendelle è a tutti gli effetti un action dove seguiamo le due eroine in un viaggio alla scoperta di un misterioso luogo verso il quale viene attratta Elsa.

Altra grossa mancanza che si nota rispetto al primo lungometraggio è un inserimento delle scene cantate meno fluido e funzionale allo svolgimento della storia. Inoltre si nota moltissimo la mancanza di un brano come “Let it go” che aveva una capacità emozionale ineguagliabile, facendo venire la pelle d’oca anche al più compassato e cinico degli spettatori.

Frozen 2 è certamente un lungometraggio animato godibile, ben fatto qualitativamente e con tutti gli elementi giusti per diventare un nuovo successo al botteghino per la Disney, ma siamo ben lontani dal suo predecessore che rimane, ad oggi, un capolavoro difficilmente eguagliabile.