Dopo la Bella e la Bestia e il Libro della Giungla, arriva sul grande schermo un altro remake a marchio Disney: Dumbo. Per questo nuovo live action le premesse sono straordinarie: cast stellare (Danny DeVito, Colin Farrell, Michael Keaton e Eva Green), utilizzo di tecnologie di grafica avanzate, come la CGI (computer-generated imagery) e la mano di uno tra i registi più amati e visionari del mondo, Tim Burton.

La storia, a grandi linee, la ricordiamo tutti: un cucciolo di elefante impiegato in un circo viene deriso e umiliato dal pubblico a causa delle sue orecchie giganti, le stesse che lo renderanno una creatura straordinaria e gli permetteranno di volare.

La vera storia però, nella pellicola originale come nel live action, si gioca tutta su tematiche già care al regista americano: i freaks, i diversi, da sempre vittime sacrificali di una società crudele e omologante, e la famiglia. Quest’ultima intesa non solo nel rapporto tra genitori e figli, ma anche nella forma più estesa di amicizia, di gruppo di persone unite nelle loro stranezze, che si difendono e sostengono a vicenda.

Pensando alle storie Disney, Dumbo è senza dubbio la più adatta ad essere raccontata da Tim Burton, proprio per questa affinità con i suoi temi abituali. “O Dumbo o il Gatto venuto dallo spazio” , ha ironizzato lo stesso regista durante la conferenza stampa a Roma. Certo è che, rispetto all’originale, la versione di Burton qualcosa perde.

Come dimenticare il piccolo elefante – cucciolo, quindi bambino – che beve fino ad ubriacarsi per poi perdersi in un sogno acido, nel quale assiste alla folle danza di elefanti rosa, in una sequenza ancora oggi icona del cinema psichedelico degli anni 40? Ecco, non c’è niente di tutto ciò nel nuovo Dumbo. Nessuno è troppo cattivo, nessuno è troppo razzista, nessun cucciolo o bambino fa uso di alcolici e tutto il racconto si svolge sotto il severo cappello del politicamente corretto. Neanche si piange, a dire il vero.

Dismettendo il paragone con il vecchio capolavoro, però, il Dumbo di oggi è un film delicato, ben fatto, particolarmente adatto ai bambini. Se amate il genere, potrete perdervi nelle bellissime immagini, nella fotografica digitalizzata, nella recitazione degli attori bravi, seppur costretti in personaggi molto caricaturali. Nessuna rivoluzione avverrà però sul grande schermo, da nessun punto di vista.

Due le cose rimarchevoli: la colonna sonora di Danny Elfman, da sempre al fianco di Tim Burton, e il bellissimo volo dell’elefante, manifesto della rivoluzione che ogni essere umano dovrebbe compiere, trasformando in possibile ciò che gli altri credono impossibile.

La conferenza stampa, tenutasi ieri a Roma, ha portato il celebre regista statunitense nella città eterna con un giorno d’anticipo. In programma oggi, infatti, la 64a edizione dei Premi David di Donatello, durante la quale Tim Burton riceverà il Premio alla Carriera.

di Lorenza Fumelli