Ambra Angiolini, ospite di “Verissimo”, il salotto pomeridiano di Canale 5 condotto da Silvia Toffanin, parla della sua nuova vita con Massimiliano Allegri ma anche del suo passato con il cantante Francesco Renga. 

Sono innamorata e quando lo sei non ci puoi fare niente. È un uomo che mi ha insegnato tantissime cose e che, come me, è abbastanza diverso da quello che sembra. Ora credo di nuovo nell’amore e nel futuro. Mi insegna a stare tranquilla sul lavoro, a non fare sfuriate perché sono troppo passionale. Poi, sorride da Dio e sono due anni che rido: prima sbloccavo il diaframma piangendo, ora lo faccio ridendo. E questa mi sembra già una bella cosa. Quando si arriva maturi a una scelta di avere un’altra storia o trovi una situazione così oppure non ti rimetti in gioco.

Per il momento guai a parlare di matrimonio:

Non ho bisogno di niente, mi sono sposata con me stessa dopo essermi separata. Qualsiasi cosa accadrà sarà una cosa in aggiunta alla mia persona. L’abito bianco me lo sono già messa da sola. Non ho bisogno di un uomo per essere socialmente riconosciuta. Sono una donna innamorata, per il resto il mio matrimonio doveva essere solo con me e quello sono riuscita a celebrarlo.

Dopo 11 anni d’amore e due figli, Ambra Angiolini si è separata da Francesco Renga. Correva l’anno 2015:

È stata una scelta che rifarei. Chiaramente mi ha messo nelle peggiori condizioni, perché frequentare gli stessi luoghi, ma vivendoli in maniera diversa è stata una cosa complicata. Oggi però sono felice perché abbiamo vissuto solo quello che dovevamo vivere e abbiamo evitato il rischio che la rabbia comandasse sull’amore. Siamo sereni anche perché Francesco è un uomo divertente: mi fa ridere anche quando non c’è niente da ridere. Gli voglio un bene infinito.

Infine ha confessato di aver sofferto di bulimia da giovane:

Ho fatto tante campagne contro la bulimia perché ho avuto questo problema per un po’ di tempo. È una fame d’amore che devi colmare, che non va condivisa con tutti ma va raccontata una volta guariti, perché ci sono tante persone che hanno bisogno di capire che si può superare. Bisogna cercare il proprio cibo, che non è quello reale ma è un cibo diverso. È una malattia vera e una società che impone un solo modello è una società che consegna questa malattia agli adolescenti e alle persone più fragili.