Si intitola Black Cat, il nuovo attesissimo album di Zucchero, in uscita il 29 aprile (per Universal Music). “Mi piaceva il suono di questo titolo e poi racchiude una serie di significati che rappresentano l’anima dell’album. Basti pensare, per esempio, al fatto che il gatto è un animale selvatico e anarchico, come queste canzoni e che non ho mai fatto un lavoro così black a livello di sonorità” – spiega il re del blues nel corso della conferenza stampa che si è tenuta a Milano, in una splendida location (dall’importante valore storico) come Palazzo Clerici.

Black Cat arriva a sei anni di distanza dall’ultimo album in studio, ovvero Chocabeck e quattro dal live La sesion cubana: “La sessione l’ho fatta per divertimento” – continua Zucchero – “Nel frattempo non mi sono mai fermato con i live e ho suonato per la prima volta negli Stati del Sud dell’America, in città come New Orleans e Nashville: l’aria che ho respirato lì mi ha aiutato a trovare l’ispirazione per creare il sound dei miei nuovi pezzi. Lo stesso film come Il colore viola, 12 anni schiavo e Django di Tarantino: ho immaginato delle piantagioni di cotone con degli schiavi, le cui catene sono state tradotte con un suono ritmico”.

Alla produzione tre grandi nomi a livello internazionale, ovvero T Bone Burnett, Brendan O’ Brien e Don Was: “L’avere dei produttori diversi poteva comportare il rischio di ritrovarsi un album poco omogeneo, ma invece non è stato così. Sarà che sono anche amici e si rispettano, quindi non c’era alcuna voglia da parte loro di predominare uno sull’altro” – “Stavolta ho anche voluto sperimentare registrando sia in digitale che in analogico, scegliendo poi traccia per traccia quello che suonava meglio. Alla fine mi sono accorto che le ballate rendono di più in analogico e i tempi veloci in digitale”.

A proposito del primo singolo Partigiano Reggiano ci dice: “Sono nato in una zona rossa e cresciuto con i racconti dei miei familiari che hanno lasciato la propria casa per andare a combattere contro la dittatura, quindi per me questa canzone vuole essere un ricordo romantico ma anche un modo per spronare i giovani di oggi a fare fronte comune per riprendersi il proprio futuro. Ora invece vedo che sono tutti sparpagliati, non fanno gruppo e si interessano ad altre cose”.

Nella tracklist troviamo anche Street Of Surrender (S.O.S.), canzone firmata da Bono e che è stata scritta subito dopo la tragedia del Bataclan di Parigi: “Ero andato a trovarlo a Torino, quando era in concerto con gli U2 e mi aveva chiesto di salire sul palco con loro. Io all’inizio ero un po’ titubante, ma poi ho accettato (perdendomi il live!) e ho colto l’occasione per dargli un mio provino, dicendogli che mi sarebbe tanto piaciuto che scrivesse un testo per me. Dopo due mesi di silenzio si è fatto vivo dicendo di avere trovato la chiave per la canzone, perché rimasto colpito e scosso da quanto successo”.

Nel brano si può riconoscere anche il tocco di chitarra di Mark Knopfler, che ha collaborato anche al brano Ci si arrende: “Non l’ho chiamato perché è un nome importante, ma semplicemente perché volevo quel suono che solo lui riesce a creare” – tende a specificare.

Dato che Zucchero è un artista internazionale, non mancheranno le versioni in inglese e spagnolo dell’album, oltre che una per il mercato asiatico. A tal proposito segnaliamo che, nel tour che partirà a settembre, sono previste per la prima volta delle date in Giappone. Per quanto riguarda l’Italia, noi potremmo assistere al suo show all’Arena di Verona il 16, 17, 18, 20, 21, 23, 24, 25, 27 e 28 settembre.