Attesissima in italia l’uscita di Zero Dark Thirty, la pellicola diretta da Kathryn Bigelow, che racconta l’operazione che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden, da questa sera nelle nostre sale cinematografiche.

La trama si sviluppa in un arco di tempo compreso tra il 2001 e il 2011, e narra le indagini e le ricerche che portano l’agente CIA Maya (Jessica Chastain) a scovare il nascondiglio di Bin Laden. In America la pellicola ha riscontrato non poche polemiche scatenando in occasione della ‘premiere’  a Washington l’ira di decine di pacifisti presentatisi con la tuta arancione e il cappuccio scuro in testa, come quelli usati dai sospetti terroristi rinchiusi da anni senza processo nella controversa prigione cubana di Guantanamo.

Secondo loro, il messaggio contenuto nel film è che la Cia sia riuscita a individuare Bin Laden grazie al waterboarding, la tecnica di interrogatorio usata nei confronti dei terroristi per strappare loro informazioni. Il paradosso è che per mesi il film è stato attaccato dai repubblicani per gli esatti motivi opposti: durante la campagna elettorale lo staff di Romney temeva che fosse un megaspot filo-obamiano.

In effetti pare che la Cia, cosa senza precedenti, abbia fornito parecchi dettagli alla regista su come sia andata veramente l’operazione. E ora, la stesso film, accusato di essere troppo vicino a Obama, viene attaccato ‘da sinistra’, perché’ appoggerebbe la tortura e la prigione di Guantanamo, due cavalli di battaglia della polemica di Barack contro George W. Bush.  La regista si è limitata a replicare che si tratta di un ”film e non di un documentario” . ‘‘Racconto - conclude Bigelow – una caccia all’uomo durata 10 anni in un film di due ore e mezza”.