Il Festival di Cannes si è chiuso proprio ieri e purtroppo nessuno dei titoli italiani in gara, Youth – La giovinezza incluso, è riuscito a portare a casa uno dei premi maggiori.

Paolo Sorrentino però non dovrebbe rammaricarsi troppo per l’esito della competizione, in quanto il suo film è già stato venduto in numerose nazioni, Stati Uniti inclusi, ovviamente, e dopo meno di una settimana la sua ultima pellicola ha già raccolto circa 2,6 milioni di euro solo in Italia. Un risultato decisamente soddisfacente.

La critica invece come ha accolto Youth, un’opera che – su questo sono tutti concordi – riprende lo stile visto ne La grande bellezza e lo trasporta in un ambito produttivo internazionale?

La maggior parte delle recensioni estere ovviamente deriva dalla proiezione di Cannes. Jessica Kiang di Indiewire, per esempio, ha riflettuto sull’impatto potente e molto immediato della pellicola, che però è priva di incertezze e di frastagliature “Quando tutto opera su questi toni alti, quando ogni scena sembra un climax o una conclusione, prima o poi lo spettatore lascia perdere il tentativo di scoprire un ritmo, una cadenza o un significato complessivo. Eppure queste vignette, immagini e allucinazioni sfilano davanti ai nostri occhi come modelle che si pavoneggiano sulla passerella, e tutto ciò che possiamo fare è dare un giudizio veloce (‘Boo!’ o ‘bravo!’).

Per quanto possa sembrare una risposta semplicistica, appare appropriata per un film che riguarda quasi esclusivamente opposizioni semplicistiche: l’età contro la giovinezza, la bellezza contro la bruttezza, l’intelligenza contro l’idiozia, e pochissimo in mezzo. Non ci sono sfumature né ambiguità, e per quanto ci siano tantissime osservazioni e aforismi, c’è pochissima saggezza.

Lee Marshall, che scrive per Internazionale, ribalta però questa prospettiva affermando che “Youth è grande cinema [e] resistere alla sua seduzione è un atto di masochismo”. Chiedendosi da che parte si collochi Sorrentino nell’eterno conflitto tra forma e contenuto, il recensore si risponde così: “L’unico rifugio è la bellezza, il gusto, il brano musicale eseguito bene, la scena finale della sceneggiatura che Mick sta scrivendo con i suoi collaboratori, che dev’essere perfetta, deve riscattare tutto. È la forma che ci salva dal baratro, la superficie che ci consola. Ed è per questo che la domanda f’orma o sostanza?’ in questo caso non vale. In Youth, la forma è sostanza.”

Tra i più quotati critici americani, Todd McCarthy dell’Hollywood Reporter è ancora più entusiasta, definendo “Youth una festa voluttuosa, un’immersione completa nei piaceri sensoriali del cinema” McCarthy ammette che la pellicola potrebbe non essere per tutti, ma questa rassegna di personaggi che ricordano Federico Fellini, ma senza il suo senso del grottesco, sarà per alcuni “inebriante per il modo in cui forgia la sua immensa ricchezza visiva, l’intensità musicale, la precisione attoriale e l’approccio privo di pretese ai temi trattati. Come una grandioso trattamento di una spa per gli stressati da cinema.