Il 15 agosto 1969 si faceva la storia a Bethel, piccola città rurale dello stato di New York: proprio quel giorno iniziava infatti il festival di Woodstock, per quelli che sarebbero stati tre giorni all’insegna della pace e della musica rock.

Woodstock segna quello che possiamo definire come l’apice della cultura hippie, allegra e utopistica, e fu evento di grande carica simbolica in grado di calamitare quasi 400 mila giovani (gli organizzatori ne avevano preventivati solo 50 mila), accorsi nella cittadina per assistere alle esibizioni dei 32 musicisti e gruppi che si alternarono sul palco (tra loro Carlos Santana, The Who, Janis Joplin, Joe Cocker e il leggendario Jimi Hendrix), accampati in tende e “allietati” dalle enormi quantità di canapa e LSD che circolavano. Già solo per tutto questo, il Festival è riuscito a restare nella storia come grande evento del rock e del costume.

Woodstock non fu solo musica appunto. Il suo essere rimasto nella storia è dovuto anche al fatto che avvenne in un periodo molto particolare della nostra era contemporanea: il mondo era scosso dalla guerra in Vietnam e forte era la contestazione pacifista e la distanza tra la generazione dell’epoca e quella precedente. Proprio a questo proposito, è rimasta celebre l’esecuzione dell’inno degli Stati Uniti da parte di Jimi Hendrix: il chitarrista ha sempre negato ma la sua esecuzione, fatta di notte prolungate e distorte, è stata interpretata come un gesto di profonda contestazione nei confronti del governo a stelle e strisce.

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