L’organizzazione WikiLeaks ha deciso di ripubblicare e rendere più facilmente consultabili i documenti della Sony Pictures che sono stati trafugati l’anno scorso dal gruppo di hacker Guardians of Peace, che si pensa affiliato alla Corea del Nord (ma l’ipotesi non è mai stata confermata).

Come si ricorderà quella della Sony è stata forse la breccia informatica più importante di sempre, frutto forse di una lunga diatriba tra la casa di produzione del film comico-satirico The Interview e il dittatore coreano Kim Jong-un messo alla berlina nella pellicola con protagonisti James Franco e Seth Rogen.

Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha ora deciso di mettere a disposizione del pubblico tutte le conversazioni private, le missive e i file e prodotti dalla Sony: si parla di circa 30mila documenti e 170mila email, in cui si passa da scambi privati a progetti di nuovi film, senza dimenticare dettagli più tecnici di natura organizzativa.

Sul sito di WikiLeaks, che di solito si è occupato di documenti top secret di ambito governativo, l’intero archivio è stato reso navigabile velocemente attraverso un motore di ricerca non dissimile da quello di Google. In questo modo è possibile arrivare a recuperare tutti i documenti in cui si cita il nome di un attore o di un dirigente. Subito dopo l’attacco l’intero insieme di file era disponibile su sistemi di condivisioni come BitTorrent, ma in forma disorganizzata e di non semplice consultazione.

Assange ha giustificato la controversa decisione di pubblicare informazioni concernenti un’azienda privata: “Questo archivio mostra il funzionamento interno di una influente industria multinazionale. È importante dal punto di vista giornalistico e al centro di un conflitto geopolitico. Appartiene quindi al pubblico dominio e WikiLeaks si assicurerà che lì vi rimarrà.

In particolar modo a interessare l’organizzazione vi sarebbero i rapporti tra la Sony e le agenzie governative americane: “I legami e gli allineamenti tra la Sony e il partito Democratico sono dettagliati dai documenti dell’archivio e includono la partecipazione del CEO Michael Lynton a una cena con il Presidente Obama, nonché quella degli impiegati Sony a cene di raccolta fondi del partito.

La Sony ha accusato WikiLeaks di voler speculare su quello che condanna come un atto criminale: “Gli hacker hanno usato la diffusione di informazioni rubate per tentare di attaccare noi e i nostri dipendente e ora WikiLeaks li sta aiutando in quell’opera. Dissentiamo da WikiLeaks: il materiale non appartiene al dominio pubblico, continueremo a lottare per la sicurezza, la salvaguardia e la privacy della compagnia e dei suoi più di 6000 dipendenti”.