Era l’11 febbraio del 2012 quando giunse la tragica notizia della morte di Whitney Houston, annegata in una vasca da bagno all’hotel di Beverly Hills, in California, all’età di 48 anni. Le autorità avevano rivelato la causa del suo decesso causato dal consumo di cocaina e da un’insufficienza cardiaca.

Un evento che ha scosso il mondo intero, fan e non, dimostrando quanto il suo meritatissimo successo corrispondesse anche ad una vita tormentata. A portarla via, giorno dopo giorno, la fragilità, i suoi fantasmi che non aveva mai combattuto del tutto e l’amore.

A quasi un anno  dalla scomparsa, in “Ricordando Whitney”, la madre della cantante, raccoglie in un libro le sue memorie.

Fin dall’inizio Cissy Houston (foto by InfoPhoto) aveva messo in dubbio che Bobby Brown potesse essere l’uomo giusto per la figlia e confessa che non sarebbe caduta così nel vizio della droga se si fossero lasciati. “Credo che la sua vita sarebbe andata in modo diverso”, scrive mamma Houston nel suo libro. “Sarebbe stato più facile per Whitney rimanere sobria, invece era con qualcuno che, come lei, amava fare festa. Per me Brown non era capace in nessun modo di esserle d’aiuto come lei avrebbe avuto bisogno”.

Per la prima volta Cissy racconta di quella volta in cui, nel lontano 1997, il marito Bobby Brown le sfregiò il viso durante una vacanza in barca e di quando, nel 2005, portò la figlia in ospedale dopo averla trovata in uno stato confusionale.

Più che un omaggio alla figlia, il libro sembra un vero atto di accusa nei confronti dell’ex marito Brown, che viene descritto come la vera causa della vita spericolata della figlia: “Lui non era in grado di esserle di aiuto, anzi per Whitney senza la sua presenza sarebbe stato più facile rimanere sobria”.

I rapporti con Whitney sono sempre stati altalenanti, soprattutto a causa della droga: “Io pensavo che fossero solo voci, ma una volta la andai a trovare nella sua casa di Atlanta e trovai tutti i muri e le porte con disegni strani, persino un ritratto con la sua immagine era stato tagliato. Chiamai la polizia e la feci portare in ospedale, lei si arrabbiò molto, ma qualche anno dopo mi ringraziò. Mi disse che le avevo salvato la vita”.

Cissy desiderava che il libro venisse pubblicato in modo che il mondo potesse avere un’idea più chiara della vita della figlia e che non pensasse il peggio su di lei. Anche la mamma di Whitney è una cantante gospel e si è esibita con Elvis Presley e Aretha Franklin. Nel libro ricorda la figlia come una talento vivace e una persona generosa, affezionata al soprannome d’infanzia “Nippy”.

“Sono grata a Dio per avermi dato per 48 anni mia figlia”, conclude Cissy Houston. Noi siamo grati a Whitney per averci regalato vent’anni della sua voce.