Nessuno se l’aspettava da Lukas Moodysson, visto che lo svedese in passato si è cimentato sopratutto con drammi famigliari e romanzi di (difficile) formazione, nonché con pellicole impegnate nel sociale.

E invece We Are the Best! si discosta in maniera netta e con esiti insperati dalla precedente produzione del regista, proponendo un piccolo racconto infantile sull’amicizia tra tre ragazzine che durante gli anni Ottanta decidono di fondare una punk band tutta alla femminile.

La struttura del film dapprima privilegia la presentazione delle due protagoniste, Bobo e Klara, sodali fin dall’inizio, poi procede per episodi slegati fino alla conoscenza e all’arruolamento della cattolica Hedvig, l’unica delle tre in grado di suonare uno strumento in modo competente. Seguono alcune vicissitudini amorose e la partecipazione a un concorso musicale, il cui risultato sarà del tutto in linea con l’atteggiamento anarchico del trio.

Se la scansione frammentata in parte ricorda altre pellicole dedicate all’infanzia (viene subito alla mente I 400 colpi di Truffaut) è anche perché Moodyson, su sceneggiatura tratta dalla graphic novel della sorella Coco, si concentra sulla restituzione dell’autentico spirito punk, incrociato con la svagatezza, la leggerezza e persino l’inconsistenza tipica della prima età della vita.

Bobo, Klara e Hedvig (bravissime le tre attrici, imprevedibili e spontanee come solo le non professioniste possono essere) infatti iniziano discorsi senza concluderli, prendono decisioni affrettate senza pensare alle conseguenze, creano un gruppo senza avere le basi necessarie. È una ricerca del piacere e della soddisfazione immediata, ribelle  per istinto più che per ragionamento all’irrigidimento e alla convenzionalità dei più grandi: significativa è la scena in cui chiedono l’elemosina per strada allo scopo di comprare una chitarra, per poi accorgersi che i soldi guadagnati non bastano e quindi ripiegare su un eclettico banchetto pantagruelico di dolciumi e patatine.

Moodysson elude qualsiasi trappola melodrammatica, bandisce la serietà dal film, riuscendo a convincere con un film tenero e nostalgico allo stesso tempo. Per fortuna, infatti, quelle ritratte non sono famiglie disastrate che covano traumi da usare come funzioni narrativi: i genitori hanno i loro problemi, ma si tratta di inezie che non pregiudicano un rapporto affettivo normale.

Ovviamente la colonna sonora (efficace, pur senza vette eclatanti) è a base di punk svedese, un genere che significativamente all’epoca in cui è ambientato We Are the Best! era già ampiamente fuori moda e inattuale. La macchina da presa di Moodysson è spesso in movimento per cogliere i movimenti frenetici delle ragazzine, e così anche il montaggio si adegua a una certa frammentazione, mentre la fotografia passa dai colori pastello di quegli anni per aprirsi a visioni più luminose e cristalline degli esterni innevati.

In conclusione si tratta di un film che poggia tutto sulla vivacità delle sue protagoniste, vincendo la scommessa di raccontare un periodo, tre caratteri e un’attitudine alla vita senza ricorrere a metaforoni invadenti e pretestuosi ma giocando tutto sull’empatia con i membri del trio punk migliore del mondo.