Continua la virulenta diatriba che oppone il critico d’arte e polemista d’eccezione Vittorio Sgarbi e il trio canoro de Il Volo.

Come si ricorderà, infatti, Sgarbi ha più volte seccamente smentito che il gran rifiuto dei vincitori del Festival di Sanremo 2015 ad esibirsi durante la cerimonia di insediamento di Donald Trump abbia mai avuto luogo.

I tre cantanti però hanno voluto ribadire come il loro racconto sia stato veritiero e perciò durante la loro partecipazione a Domenica Live hanno mostrato le email di contatto tra il management del trio e gli organizzatori degli eventi per la cerimonia di saluto del nuovo presidente USA.

Questo quanto scritto da Il Volo su Instagram, dove sono poi comparse le missive, con riferimenti anche allo scampato pericolo di Gianluca Ginoble, che avrebbe dovuto essere ospite dell’hotel Rigopiano nei giorni della tragedia: “Leggiamo disgustati l’ultimo attacco fatto contro di noi sul web dai soliti personaggi televisivi e dai loro squallidi seguaci. Ancora una provocazione che fatta in un momento così drammatico per tutti e per uno di noi in modo particolare, diventa un atto miserabile. Difatti strumentalizzare addirittura con gratuita volgarità la disgrazia che colpisce l’intero Paese per tornare ancora sulla nostra mancata partecipazione ai festeggiamenti dedicati al nuovo Presidente degli USA, in questi drammatici momenti non interessa noi né tutti gli altri italiani, così come restano irrilevanti i commenti negativi e diffamatori a noi rivolti da chi non ci apprezza. Pubblichiamo comunque la documentazione dell’effettivo invito ricevuto per la nostra esibizione richiesta per l’insediamento del Presidente Trump e da certi detrattori data per falsa, solo per rispetto nei confronti dei nostri fan e di tutti coloro che ci seguono, ci stimano e ci vogliono bene.”

I cantanti del Volo hanno poi annunciato di voler intraprendere una battaglia legale contro Sgarbi per diffamazione: “In altra sede poi sono già state intraprese dai nostri legali opportune e decise azioni contro l’evidente diffamazione cui siamo stati sottoposti, per salvaguardare il nostro buon nome, la nostra attività professionale e la nostra rispettabilità individuale.”

Vittorio Sgarbi però non ha affatto accettato la smentita, ed è partito alla carica in un lungo post su Facebook, ribadendo la scarsa attinenza delle prove prodotte: “Il documento non è l’invito di Trump. Credo più al Presidente degli Stati Uniti, che ha dichiarato di non averli invitati, che a tre pischelli, preoccupati del loro destino per aver detto una clamorosa bugia. Il documento è palesemente insignificante. Come prevedevo, non fa riferimento a nessun ingaggio, e quindi a nessuna rinuncia ad alcun compenso che mostrerebbe l’orgoglio e il coraggio di chi l’ha rifiutato. I tre, ‘intorpediniti’, hanno solo cercato pubblicità affiancandosi ai divi che, come De Niro, hanno vilipeso pretestuosamente Trump. Qualcuno lo avrà forse ipotizzato, ma dalle informazioni in mio possesso, tramite il Consolato generale Usa a Milano, si evince che a loro (e non a una sedicente agenzia) non risulta che nessun artista italiano sia stato invitato a cantare e neanche a presenziare alle celebrazioni dell’insediamento del Presidente. È ovvio che la Sony sta cercando di proteggere i tre marmocchi. Magari ci saranno stati contatti tra la casa discografica e qualcuno dello staff del Presidente. Certamente nulla di ufficiale e nulla di voluto da Trump. È un ulteriore autogol per consolare i residui fans. L’agente de «Il Volo», Michele Torpedine, ha chiesto aiuto a un’agenzia di spettacolo per farsi inviare, retrodatata, una richiesta, priva di ingaggio e di sostanza.”