In quel di Neuilly sur Seine, piccola cittadina della provincia parigina, ci lasciava 40 anni fa Vittorio De Sica, grande attore e regista del cinema italiano.

La carriera di De Sica, nato a Sora il 7 luglio 1901, lo ha visto protagonista di molti momenti entusiasmanti dello spettacolo tricolore. Interessato inizialmente all’esperienza teatrale, venne presto notato anche dalla settima arte, diventando uno degli attori più apprezzati e richiesti dalle produzioni, grazie all’indiscutibile talento e al fascino da sciupafemmine.

Come attore si affermò dunque grazie a molteplici ruoli, ma in special modo grazie al sodalizio con Mario Camerini, che lo volle nel suo Gli uomini, che mascalzoni…, nel quale poté far sfoggio anche del suo talento canoro intonando la canzone Parlami d’amore Marilù. De Sica divenne in seguito il volto più popolare del Neorealismo post-bellico, surclassando in termini di riconoscibilità anche il più ostico e autorevole Roberto Rossellini, grazie all’incontro con lo sceneggiatore Cesare Zavattini.

Leggerezza e impegno civile: sono questi i due poli attorno ai quali si muove l’esperienza artistica di De Sica (mentre il figlio Christian sembra aver preferito concentrarsi solo sul primo di questi): per un Ladri di biciclette c’è un Pane, amore e fantasia, per ogni Miracolo a Milano c’è un I grandi magazzini, per ogni Umberto D. un signor Max (o conte Max, essendo stato attore nell’originale e nel remake).

L’amore per l’osservazione della realtà lo fece scontrare con Giulio Andreotti, il quale tempo sottosegretario allo spettacolo all’epoca dell’uscita di Umberto D. accusò il regista di scarso patriottismo. Il tempo e la critica avrebbero dato ragione a De Sica: quattro gli Oscar vinti durante tutta la carriera (Sciuscià, Ladri di biciclette, Ieri, oggi e domani e Il giardino dei Finzi-Contini) una Palma d’oro da Cannes per Miracolo a Milano e l’affetto imperituro della gente che non ha mai dimenticato uno dei volti simbolo del cinema nostrano.

Foto: © Nationaal Archief