Da sempre artista sensibile e geniale, Vinicio Capossela riesce a stupirci l’ennesima volta con Le canzoni della Cupa, il suo nuovo album (uscito per La Cùpa/Warner Music) che arriva dopo cinque anni di silenzio (solo) discografico. “Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2003, mentre mi trovavo a Cabras sul Golfo di Oristano, un luogo con i tetti bassi e la natura polverosa” – ci racconta Vinicio durante la presentazione a Milano, nell’affascinante cornice dell’Albergo Diurno di Porta Venezia (luogo adorato dall’artista) – “Ero attratto dalla musica folk, ma quella delle radici e di musicisti come Matteo Salvatore, che è stato il mio punto di partenza. Ero andato anche a trovarlo prima che morisse nella sua Foggia e lì mi ha svelato tutto il suo mondo, con un patrimonio fatto di storie del latifondo meridionale e che andavano ancora più indietro fino all’epoca del fascismo. Ho quindi continuato le mie ricerche nella tradizione, attingendo ai sonetti, quelli accompagnati con l’organetto, come alle canzoni che parlavano di lavoro, alle serenate d’amore e ai cori della Prima Guerra Mondiale. Insomma, c’era un giacimento di storie sottratte all’uso”.

Per portare a termine questo lavoro il cantautore ci ha messo ben 13 anni: “Ammetto di averlo tenuto nascosto, perché mi piaceva ogni tanto rifugiarmi in esse. Ho provato ad estrarre alcuni versi di queste canzoni dandogli la forma di canzone e ballata, inizialmente solo un accompagnamento di chitarra, fisarmonica e contrabbasso. In seguito abbiamo installato uno studio mobile e cominciato a registrare ospitando vari amici musicisti, andando anche oltre frontiera”.

A Le canzoni della Cupa infatti hanno partecipato artisti internazionali come Flaco Jimenez, Calexico, Howe Gelb e Los Lobos, Victor Herrero, Los Mariachi Mezcal, Labis Xilouris, Albert Mihai, ma anche rappresentati della musica popolare italiana come Giovanna Marini, Enza Pagliara, Antonio Infantino, la Banda della Posta, Francesco Loccisano e Giovannangelo De Gennaro.

Il materiale, come potete immaginare, era talmente tanto che alla fine ne è risultato un album doppio, diviso in due lati denominati Polvere e Ombra. “Richiamano il mondo a cui mi riferisco, ovvero quello della terra, del folclore ma anche del mistero con una serie di personaggi mitologici che ritroverete in diverse canzoni”.

Questi lati avranno poi una trasposizione anche nei live: da giugno partirà il tour Polvere con una serie di live all’aperto con undici musicisti sul palco, mentre in autunno sarà la volta di Ombra che si svilupperà nei principali teatri italiani e con una formazione diversa. “Sono stato felice di lasciare libera questa creatura altrimenti avrebbe continuato a generare” – dice Vinicio – “Questa è una musica che ha bisogno di pratica e contatto umano”.