È stato proiettato al Lido il secondo film di Mauro Botrugno e Daniele Coluccini. In concorso alle Giornate degli Autori si ispira all’omonimo romanzo di Walter Siti, Il contagio. La vera protagonista è la Roma popolare del Quarticciolo. In un condominio si muovono come in un formicaio tante vite diverse. La portiera siciliana un po’ pettegola con il figlio lavativo, la coppia appena trasferita, l’ultrà romanista con le mani pesanti sulla sua donna. Ci sono anche i personaggi di Vinicio Marchioni, che fa un aspirante boxeur perdigiorno e la compagna con la testa a posto, Anna Foglietta. Tra loro l’amicizia ambigua di uno scrittore gay con il volto e l’inedita delicatezza non macchiettistica di Vincenzo Salemme. Cosa succederà quando si trasferirà da loro un losco individuo dalla doppia vita insieme alla mogliettina tutta immagine e carineria?

Il contagio prende avvio come racconto corale di un gruppo di persone che abitano lo stesso stabile, ma decolla quando alcuni piani narrativi staccano il gruppo. Sono quelli di Marchioni, Salemme e Maurizio Tesei, il faccendiere in carriera che rappresenta in qualche modo la scalata dal quartiere di un ceffo da Mafia Capitale. Nulla viene citato direttamente, ma è proprio qui la bravura di Siti, in primis, nel raccontare una storia verosimile ma non realmente accaduta. Ci mettono il loro i due registi, che nella trasposizione cinematografica fanno alcune scelte formali e narrative diverse dal romanzo, ma tirano su un film che si lascia guardare con partecipazione fino alla fine.

Tra gli attori del cast spiccano anche Fabio Gomiero, talentuoso attore teatrale già presente in Et in terra pax, l’esordio dei due registi (dove peraltro il protagonista era Tesei), e poi il cameo estremamente violento di Gianluca Arcopinto, produttore indipendente che ha appoggiato il progetto di KimeraFilm e Rai Cinema finanziato dal Mibact per il riconoscimento d’interesse culturale. Purtroppo di questi tempi, raccontare l’Italia in maniera realistica significa scavarne tra le ferite. Che lo si voglia o meno, sta diventando la cultura dominante dell’oggi.

Il disfacimento morale è forte nel Contagio. Un pugno di personaggi e le scelte che segneranno per sempre il cammino di ognuno di loro. Tutte le anime si sporcano o sopportano qualcosa di pesante. L’unico a rimanere in bilico e a tratti avulso dall’autodistruzione sarà infatti Salemme. Il suo scrittore fa anche da saggia voce narrante. È lui, se ce ne fossero, il custode di quegli scampoli di poesia metropolitana e umanità che fanno cortina contro uno sfacelo generale. La sua prova d’attore non è indifferente, anzi, decisamente positiva, ma diretto da un regista ancora più forte di Botrugno e Coluccini avrebbe potuto dare ancora di più. Perché dentro quell’attore scorrono tutta la Napoli possibile e decenni di teatro iniziati con Eduardo. Si affrontano e si sfiorano senza rete temi come il tradimento, la corruzione, l’affarismo intorno agli immigrati, il buon vicinato e la vergogna per l’omosessualità. Tutto risulta molto attuale, tangibile in questo buon lavoro d’intrattenimento al vetriolo che dopo la Mostra del Cinema di Venezia sarà nelle sale da ottobre.