Certi quartieri sono abbandonati da Dio e dagli uomini, o meglio, dalle forze dell’ordine. Cosa succede quando un nuovo parroco giovane, onesto ed energico vuole predicare il bene lì dov’è radicato un male senza fondo? È possibile adoperare la propria fede per la comunità e contemporaneamente voltare le spalle ai loschi affari che inquinano il territorio? Qual è il punto di equilibrio tra omertà e giustizia? Sono interrogativi inquietanti che percorrono la schiena dello spettatore quando prima l’ex-parroco di Roberto Del Gaudio, poi il monsignore di Paolo Sassanelli offrono consiglio al sacerdote volenteroso di Mimmo Borrelli. L’autore Vincenzo Marra infatti intitola proprio L’equilibrio il suo nuovo film.

In concorso per le Giornate degli Autori, come in ogni lavoro del regista, si viene introdotti in uno spaccato di realtà da lui stesso indagata a lungo prima delle fasi creative. La sobrietà nel presentarci i rioni, la vita segreta degli angoli in ogni cortile e il tirar dritto dei parrocchiani non impiccioni lustrano il marchio di fabbrica di questo attento osservatore. La sua versione di realismo è secca, senza drammatizzazioni di musiche equalizzate ad hoc o inquadrature che allargano o stringono per ottenere trionfalismi visivi del male o del dolore. Insomma, ci troviamo di fronte a uno che scansa le linee guida spettacolarizzatrici di Gomorra per lasciare lo spettatore con gli stessi interrogativi di Don Giuseppe. Perché i ragazzi devono lasciare il campo di calcetto della chiesa ad una capra per giocare in strada? Perché il figlio di una parrocchiana ricoverata in ospedale fa la guardia in una discarica abusiva a cielo aperto? Perché una giovane donna cerca segretamente aiuto dal nuovo parroco? E perché viene presa per matta dal predecessore di Don Giuseppe?

La colpa di questo personaggio è innanzitutto il volersi dare delle risposte, poi di prendere iniziative risolutorie alle scoperte che farà. Non è semplicemente un film da silenzi meridionali, ma rappresenta un clima di quieto vivere, d’incasellamento a favore di alcuni e a sfavore di altri che contamina tutto il paese, e a ben guardare, questa dolce omertà, come un ben oleato meccanismo, irrora tanti ambiti della nostra società attuale. Per questo L’equilibrio è un film che guarda più lontano di quanto sembri. La camorra non viene citata infatti, nessun boss se non un capobastone di quartiere. Vediamo la criminalità dal punto di vista degli onesti che passano di lì, non dei criminali che scolpiscono questo mondo con le loro azioni. La bolla narrativa creata da Marra funziona come piccola lezione sociologica, non come estetizzazione del crimine. Da questo punto di vista la coerenza e l’equilibrio, appunto, di seguire la prima strada premia il cineasta ma mette più in discussione la possibilità di fare boxoffice. Dopo la presentazione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia,  a partire dal 21 settembre, il titolo verrà distribuito per l’Italia da Warner Bros, garanzia a protezione numero sale. Ma quel suo rigore che potrebbe essere letto come asetticità dai detrattori gli conferisce una confezione spendibile anche nei mercati esteri.