Vasco Rossi non ha mai avuto peli sulla lingua, e anzi c’è stato un periodo piuttosto recente durante il quale lo si poteva sentire pontificare su ogni argomento attraverso i social network.

Con il passare degli anni il rocker di Zocca si è placato, anche perché ha trovato sfogo nella scrittura di libri e nei film che gli sono stati dedicati, ma ciò non vuol dire che il vecchio spirito combattivo si sia placato.

È di ieri infatti la recriminazione di Vasco Rossi contro l’uso del suo brano C‘è chi dice no a scopo propagandistico, quasi come se fosse un manifesto politico.

Il controverso cantante ha scelto di non fare nomi, forse anche per non regalare ulteriore notorietà a quelli che ritiene i responsabili dell’appropriazione indebita, ma tutti gli indizi puntano alla Lega Nord e a Matteo Salvini.

Quest’ultimo infatti ha usato la canzone durante l’ultimo comizio di Pontida, nel momento in cui veniva ribadito il “no” al Referendum Costituzionale ancora senza data.

I fan leghisti del Komandante potrebbero però recriminare, dato che nel 2009 Pierluigi Bersani nel 2009 utilizzò come slogan della sua campagna per le primarie del Pd una frase tratta da una sua canzone, ovvero “Un senso a questa storia”. Nonostante il senso del brano andasse in direzione esattamente contraria.

D’altro canto Salvini non è nuovo a critiche del genere, dato che ad agosto Fabio Rovazzi aveva puntato il dito contro l’appropriazione della hit Andiamo a comandare da parte del leader del Carroccio, con tanto di balletto scatenato.

Ma anche negli Stati Uniti sono tanti gli artisti che si stanno scagliando contro Donald Trump e la sua campagna presidenziale, durante la qual vengono usate canzoni senza il loro permesso: basti citare nomi importanti come quelli di Rolling Stones, Neil Young, Adele e Queen, tutti uniti contro il candidato repubblicano.