Un capitolo della storia poco noto ma molto drammatico lega la bomba atomica destinata a Hiroshima a un terribile naufragio americano. Nel luglio del 1945 il capitano McVay, interpretato da Nicolas Cage, fu incaricato di condurre la nave da guerra americana USS Indianapolis a Pearl Harbour per prelevare un carico ritenuto di massima importanza e segretezza. Si trattava dell’uranio arricchito che avrebbe completato l’atomica destinata a Hiroshima. Così la conseguente scelta governativa di non farla seguire l’incrociatore da una scorta che lo avrebbe protetto dai sommergibili giapponesi. Dopo la consegna riuscita a Tinian, MacVay, pur opponendosi alla scelta di una navigazione scoperta, ricevette l’ordine di proseguire verso le Filippine per unirsi al resto dell’armata a stelle e strisce nell’ultimo attacco ai giapponesi. Quel tratto privo di scorta fu un rischio troppo grande, infatti la nave venne colpita di notte dai siluri di un sommergibile nipponico. Il film di Mario Van Peebles racconta il naufragio che lasciò 900 uomini su 1197  in mare a farsi decimare dagli squali per quasi cinque giorni. Alla fine tornarono a casa in 317 e l’evento rappresentò il più grave incidente della marina americana, soprattutto per le sue conseguenze legali.

Tutto è girato per glorificare l’Indianapolis. Inquadrature che riprendono vecchie foto di repertorio, i cannoni guardati dall’alto, e poi la notte delle silurate, girata con effetti visivi da vecchi studios, quasi da b-movie. Intorno a Cage/McVay un cast di giovani di varie etnie nelle parti di ragazzi alla prima esperienza in guerra, ventenni per un soffio impreparati all’imminente tragedia, ma soprattutto ragazzi con delle vite a terra. Così il film ci dipana il romance parallelo di questi due amici da sempre che si contendono la stessa ragazza lasciata a terra. Un anello di fidanzamento non pervenuto e l’incertezza del futuro minacciato se non dai cannoni, dagli squali che infestano il mare intorno alle Filippine. Chi riuscirà a tornare indietro? Viene sviluppata anche una linea narrativa tra bullismo razzista e audacia emersa dall’estremo pericolo. Non contento Van Peebles ci mostra coraggio e nobiltà del capitano McVay nell’occuparsi costantemente del suo equipaggio, e scampoli della battaglia legale che seguì il salvataggio. Grande come al solito Tom Sizemore, stavolta nella parte dell’ufficiale capo McWhorter.

L’omaggio alle centinia di vittime, lo scontro burocratico dietro la tragedia, l’epopea della sopravvivenza e della paura minacciate dagli squali e la riabilitazione di un ufficiale ingiustamente sotto accusa sono i punti cardine del film. Non male, ma si poteva fare di meglio per elevarlo all’atezza della grane storia che lo ha ispirato. Cage fa il suo, ma la sceneggiatura non gli offre grande rilevanza inserendolo in un quadro piuttosto corale. Non sempre quando c’è da dipingere una grande tragedia militare americana il cinema sforna prodotti di primo livello. Qui ci troviamo di fronte a un discreto film che probabilmente farà i suoi migliori numeri dopo la sala, tra mercati digitali e televisivi internazionali, perché al netto di tutto ha le caratteristiche del buon film di cassetta, si diceva un tempo. Rimane un po’ vittima del voler mettere dentro tutto e di più, anche se la sua opera d’intrattenimento e cronaca storica la offre. Non eccessivamente egregia, ma utile come spunto per andare ad approfondire questo capitolo doloroso e imbarazzante per la storia americana. L’uscita è prevista per il 19 luglio, e coinvolgerà sicuramente gli appassionati di storia, film di guerra e grandi naufragi, nonché un pubblico più maturo alla ricerca di un film estivo più impegnativo della media di questo periodo.