È stato di sicuro uno dei titoli dell’anno, finito in cima alle classifiche di molti appassionati di cinema, di critici e di addetti ai lavori: stiamo parlando di Boyhood, l’ultima fatica del regista indipendente Richard Linklater.

La pellicola statunitense, uscita un po’ in sordina in Italia mentre in patria è stata accolta da grande clamore, è una sorta di cronaca frammentaria del giovane Mason, tipico ragazzino della provincia del Texas, seguito per 12 anni della sua vita, dall’infanzia fino all’ingresso al college.

La particolarità del progetto, che si avvale della grande esperienza di Ethan Hawke e Patricia Arquette, è che il film è stato davvero girato per 12 anni, parallelamente alla crescita del protagonista Ellar Coltrane, riprendendone dunque lo sviluppo fisico (per quanto la trama non sia frutto di osservazione documentaristica ma nasca dall’inventiva del regista).

Linklater ha recentemente dichiarato che il suo nuovo film che ha appena terminato, That’s What I’m Talking About, può essere considerato come una sorta di sequel spirituale di Boyhood. Il film, ambientato negli anni ’80, si svolgerà tutto nel corso di un singolo weekend e sarà incentrato su una matricola che fa parte della squadra di baseball.

Linklater ha spiegato che la sua definizione di “successore” è da interpretare, ed è applicabile anche a Dazed and Confused, pellicola molto celebre diretta nel 1993, che costituiva una sorta di girotondo corale dell’ultimo giorno di scuola in un liceo americano (tra gli altri presenti dei giovani Milla Jovovich, Ben Affleck e Matthew McConaughey e Renée Zellweger). Il nuovo film dovrebbe dunque riprenderne in qualche modo la struttura.

Per quanto riguarda Boyhood, invece, si può parlare di una vera e propria sovrapposizione, perché la pellicola di circa tre ore terminava con l’arrivo del protagonista Mason al college: That’s What I’m Talking About prenderà il via proprio da una scena molto simile.