Ci sono film che sono gioielli, perché ti senti più ricco dopo averli visti. è il caso de Il caricatore, che, nonostante sia del 1996 non invecchia mai. Per questo è un piacere ritrovare uno dei suoi registi, Massimo Gaudioso – gli altri erano Fabio Nunziata ed Eugenio Cappuccio – di nuovo dietro la macchina da presa. Non che sia stato con le mani in mano in tutti questi anni, avendo firmato sceneggiature di grande successo, ma per la prima volta arriva nelle sale italiane con un’opera interamente sua. Un paese quasi perfetto è il remake di La Grande Seduction, film canadese del 2003 firmato dal regista Ken Scott, ma Gaudioso l’ha fatto suo, trovando il modo giusto per adattarlo alla realtà italiana.

Ne esce fuori una commedia divertente e tenera, in cui si riconosce un tocco personale. Come ha sottolineato il regista «Lo spunto è molto drammatico ma ho cercato di usare uno stile molto più leggero, quasi fiabesco e c’è stato soprattutto un lavoro profondo sui personaggi». Ed ogni personaggio calza a pennello all’attore che lo interpreta. Silvio Orlando diventa Domenico il cialtrone, Fabio Volo l’ingenuo Gianluca, Carlo Buccirosso l’integerrimo Nicola, Nando Paone il testardo Michele e Miriam Leone Anna la scontrosa. E poi ci sono personaggi di contorno che rendono Un paese quasi perfetto un’opera corale, perché accanto agli attori professionisti hanno lavorato gli abitanti dei paesini in cui il cast ha vissuto per tre mesi: Castelmezzano e Pietrapertosa, che, nella pellicola, si fondono per diventare il pese immaginario di Pietramezzana, splendido non luogo delle Dolomiti lucane.

L’abbandono dei paesi di montagna e la perdita del lavoro sono problemi reali eppure il film ne parla facendoci sorridere, ma non per questo non rispettandone la dignità. Anzi. Capiamo lo stato d’animo e le sofferenze dei personaggi fittizi, specchio di quelli reali, e il primo istinto è di andare a cercare questi luoghi sperduti, ricchi di umanità anche nel momento in cui tentano di imbrogliare il dottor Gianluca, necessario per dare una speranza di sopravvivenza al paese. «La cosa bella che ha fatto Massimo è guardare a questi personaggi un po’ disonesti con simpatia. Tifiamo per loro» ha spiegato Miriam Leone. Tutto il fascino del piccolo paese lo capisce bene Nando Paone che ha raccontato di aver scelto Pozzuoli, luogo di nascita, come residenza da cui ‘non schiodare più’ dopo 24 anni passati a Roma, facendo così da doppio proprio al suo personaggio, attaccato alla sua terra in maniera viscerale.

Il film è pieno di chicche, dalla zia Caterina, di 102 anni, al fantastico Celestino, unico detentore del misterioso potere di internet, dalle mogli di Domenico e Michele, perse ad ascoltare le telefonate del dottor Gianluca per il bene della comunità e per passione personale, alla zia di Anna che sfoggia ‘suscia s’ascimm’ sul menù del suo bar. Silvio Orlando ancora una volta sfoggia le sue doti attoriali e sia Fabio Volo che Miriam Leone si giocano le loro carte egregiamente, il primo trovando un giusto equilibrio e la seconda riuscendo a dare spessore ad un ruolo non facile, fatto di poche battute e moltissime espressioni. Le avrebbe dato un tocco in più una parlata spiccatamente lucana.

Un paese quasi perfetto non ha pretese, non vuole sorprendere, commuovere, far ridere, ma riesce a fare tutte queste cose con naturalezza, lasciando una sensazione positiva e dando la voglia di tifare per tutte quelle piccole realtà che lottano per resistere su tutto il territorio italiano.