In Un Natale stupefacente Remo (Lillo) e Oscar (Greg) sono due zii sopra le righe: il primo è un meccanico disastrato che vive nella propria automobile perché lasciato dalla moglie; il secondo un incallito sciupafemmine le cui aspirazioni da musicista hanno fatto spazio a esibizioni alle prime comunioni e alle sagre di paese. Proprio alla vigilia delle festività, sono improvvisamente costretti a prendersi cura del nipotino di 8 anni, Matteo (Niccolò Calvagna), i cui genitori sono stati arrestati per sbaglio per possesso e spaccio di stupefacenti. In qualità di zii, i due sono proprio senza speranze: presto se ne accorgono anche i due assistenti sociali che si occupano del caso (Francesco Montanari e Riccardo De Filippis), omosessuali repressi, fermamente intenzionati a portare il piccolo in un istituto.

Come evitare che Matteo passi il Natale lontano dai suoi cari? L’unica soluzione è inscenare la famiglia perfetta coinvolgendo la nuova fidanzata di Oscar, Genny (Ambra Angiolini), l’ex-moglie di Remo, l’estetista new age Marisa (Paola Minaccioni), e il suo nuovo compagno, il coattissimo tatuatore Giustino (Paolo Calabresi).


Dopo aver sceneggiato Colpi di fulmini e Colpi di fortuna, Volfango De Biasi torna alla regia (suoi Come tu mi vuoi del 2007 e Iago del 2009) accettando di dirigere il trentunesimo film di Natale della Filmauro che ha come assoluti protagonisti gli affiatatissimi Pasquale Petrolo e Claudio Gregori, veri nomi di Lillo e Greg. Ma tutto il cast funziona e, nonostante la trama non particolarmente originale e alcune scelte discutibili (Greg vive in una casa lussuosa e guida un costoso SUV nonostante la qualifica di musicista di sagre), si ride: divertentissima la scena in cui i due assistenti sociali sottopongono Remo e Oscar al test delle macchie di Rorschach e quella in cui Giustino illustra a Remo il significato dei propri tatuaggi.

Finale a L’erba di Grace per un film senza pretese, ma assolutamente godibile, nei cinema dal 18 dicembre.