Se pensavate che Un bacio potesse essere un film sul quel magico momento della vita che si chiama adolescenza, vi sbagliavate di grosso. O almeno non è solo questo. Se si dovesse riassumere in una parola il tema del film, sarebbe bullismo. Ma anche in questo caso non si tratta solo di questo.

Un bacio è crudele, fa piangere, non usa mezzi termini e va dritto al sodo, puntando il dito contro chi utilizza le parole per fare del male, sia che si tratti di adulti, sia che si tratti di ragazzi. Lo sottolinea il regista, Ivan Cotroneo, nell’intervista a noi di Leonardo.it: “Il mondo dei ragazzi è lo specchio del mondo che proponiamo noi adulti, noi oggi viviamo in una società che combatte molto sul tema dell’inclusione e delle differenze. Proponiamo una società non pacificata in cui l’omofobia e il sessismo sono all’ordine del giorno. Anche a donne che sono riuscite, aggiungerei con fatica, a conquistare delle posizioni importanti in campo lavorativo e in campo politico, vengono riservati gli stessi insulti a sfondo sessuale che riguardano la loro esteriorità e la loro forma fisica, che sono poi gli stessi insulti con cui le ragazzine vengono apostrofate a quindici anni”.

Per questo, Un bacio, da semplice film si è trasformato in altro, diventando un progetto più ampio, come ci racconta Cotroneo: “La mia urgenza a raccontare questa storia di bullismo, di violenza, di infelicità, non nasce da un fatto strettamente autobiografico, però c’è qualche cosa in questa storia per cui ho sentito e sento una fortissima urgenza. Il progetto di questo film , che ora è facile vedere come un progetto, ma non lo era, nasce da un libro che io ho pubblicato nel 2010, che era la trasposizione italiana, in forma fictionale, di un fatto di cronaca americano, che è l’omicidio di Larry King. Io con quel libro ho iniziato a girare nelle scuole e lì ho parlato con i ragazzi, sia nelle presentazioni del libro che partecipando a dei corsi e degli incontri contro il bullismo, e ho scoperto una realtà di cui volevo assolutamente parlare, che è una realtà fatta di violenza, di emarginazione, di infelicità, soprattutto dal punto di vista dei ragazzi. Questo mi ha portato a ripensare alla storia del libro e mi ha spinto a volerne fare un film con molta forza. La paura di essere esclusi dal gruppo, di non essere considerati normali oggi è molto più forte di quanto non fosse alla mia età”.

La reazione dei ragazzi presenti alle proiezioni di presentazione del film, in sei città italiane, ha dimostrato come il tema sia molto sentito, a partire dai mea culpa di chi si è accorto, proprio grazie al film, di aver sempre sottovalutato il peso delle proprie parole. Ben vengano, dunque, film di questo tipo, come sottolinea anche Luca Tommassini, coreografo del film, per balli che sono momenti di spensierata bellezza  e supervisore del video Hurts di Mika, diretto dallo stesso Cotroneo: “La mia adolescenza è stata molto drammatica, avendo iniziato a fare danza a nove anni, infatti ho scritto un libro che si chiama “Fattore T” in cui racconto anche molto della mia esperienza con il bullismo… che non si chiamava bullismo all’epoca. Quindi questo film ha toccato delle corde molto delicate che io ho iniziato ad affrontare solo un anno fa, quando ho scritto il libro. Mi sono tenuto sempre tutto dentro e ho cercato di sorridere, per non far vedere niente a mia madre, perché mi dispiaceva, ma questo mi ha rafforzato in un certo senso. Io non ringrazio i bulli, ma ringrazio tutto ciò che mi ha fatto male… perché mi ha fatto bene”.

I tre attori protagonisti, tutti al debutto sul grande schermo, Valentina Romani, Leonardo Pazzagli e Rimau Grillo Ritzberger, ci hanno raccontato di aver avuto adolescenze felici, o almeno non difficili come quelle dei personaggi che interpretano, e ci hanno svelato i film che li hanno guidati nella costruzione dei loro personaggi, tra l’altro magnificamente interpretati e molto reali, anche se non per forza simpatici. Leonardo dice: “Io in generale tendo ad ispirarmi non al cinema ma alla vita vera, perché sennò si rischia di citare qualcosa di già recitato. Però i film che mi ha consigliato Ivan, anche per avere dei parametri comuni, sono stati Elephant e Mommy”. Mentre Valentina: “Prima di iniziare le riprese del film, al fine di interpretare al meglio il mio personaggio, Ivan mi ha consigliato di vedere dei film, uno dei quali è Six Acts, un film che mi ha colpito parecchio”. Infine, Rimau: “Nel mio caso il personaggio è nato un po’ dal nulla, non avevo punti di riferimento, perché non conosco ragazzi omosessuali, ne conosco uno, ma di vista, non ci siamo mai parlati. Ho dovuto costruire Lorenzo dal nulla, perché non esiste un adolescente come lui, purtroppo, almeno non ho conosciuto un ragazzo così completo. Quindi ho cercato di costruire qualcosa di credibile, accettabile. Per sensibilizzarmi alle tematiche omosessuali ho visto Vita di Adele, perché penso sia la storia più romantica che tratta temi omosessuali”.

E sono ancora molti i film suggeriti da Cotroneo, nel flyer distribuito al cinema, da Stand by me a Noi siamo infinito, oltre a Breakfast Club, come ci ha raccontato lui stesso: “Quando ero ragazzino era uscito Breakfast Club, questo film su adolescenti così diversi fra loro, chiusi a scuola un pomeriggio, che devono imparare a conoscersi e a convivere e finiscono per diventare amici, consapevoli che loro, agli occhi degli adulti, resteranno sempre etichettati con quelle etichette… lo sfigato, il ribelle, la ragazza snob etc. Quello è un film che, anche se è stato fatto, ovviamente, da un regista adulto, mi sembrava fatto con il punto di vista giusto, quello dei ragazzi, e ho cercato di farlo mio”.

La provincia raccontata potrebbe essere ovunque, anche nei microcosmi che si trovano nelle grandi città, ma non appare spersonalizzata e Udine appare in tutta la sua bellezza nelle riprese del centro storico e nella natura a portata di mano, e in tutta la sua desolazione nelle periferie uguali dappertutto, rendendo ancora più reale il film e aggiungendo dolore laddove il film prende una piega drammatica. Ma ci sono anche momenti luminosi, fatti di risate, corse a perdifiato, canzoni cantate a squarciagola, passi di danza e sfilate improvvisate.

La tematica difficile e strettamente attuale rischia di soffocare il film sotto il suo peso e di far dimenticare quello che Un bacio è prima di tutto, cioè un film. Allora è giusto sottolineare il modo in cui la fotografia riesce a trasformarsi a seconda dei momenti, come la colonna sonora riesca a coinvolgere e come regia e recitazione si incastrino alla perfezione, creando un mondo compatto, difficile da dimenticare.