E’ stato dato alle stampe un volume della collana statunitense “The Library of Living Philosophers”, quindi tradotto come la “biblioteca dei filosofi”, naturalmente dedicato allo scrittore, oggi (5 gennaio) ottantenne.

Lo scrittore, filosofo, saggista (per enumerare tutte le possibili definizioni dell’attività intellettuale di Eco ci vorrebbe lo spazio di un articolo e non vorremo approfittarne) ha affermato di aver sempre considerato il linguaggio cinematografico per scrivere i suoi romanzi.

Umberto Eco, durante l’intervista pubblicata sul sito internet de La Repubblica, ha infatti riportato un esempio eccezionale e davvero calzante di lessico cinematografico adottato in letteratura, e cioè la prima pagina de “I promessi Sposi”, scritta prima della nascita stessa dell’arte della celluloide.

In effetti l’opera di Alessandro Manzoni si apre con un totale dall’alto e l’inquadratura si restringe man mano fino a svelare l’oggetto in dettaglio.

Come se si trattasse di una ripresa aerea che ne racconta innanzitutto la geografia (da un punto di vista sovraumano) e che prosegue con un movimento di camera dall’alto verso il basso fino ad entrare nella storia.

La struttura dei romanzi di Umberto Eco è intrinsecamente legata a quella registica e di editing. Non a caso da “Il nome della rosa” è stato tratto l’omonimo film.