Gli U2 ieri si sono potuti finalmente esibire in concerto a Parigi. Un vero e proprio evento attesissimo, arrivato dopo che la band irlandese era stata costretta ad annullare il precedente appuntamento previsto, all’indomani dei tragici attentati nella capitale francese.

Salito sul palco, il leader degli U2 Bono Vox ha ovviamente voluto esprimere un messaggio di vicinanza al popolo cittadino, usando parole molto sentite: “Stasera siamo tutti parigini. Tutto il mondo è parigino”.

Prima di cantare una delle hit più celebri degli U2, “Pride (In the Name of Love)” Bono ha poi dichiarato: “Siamo tutti insieme stasera con le famiglie che hanno perduto quelli che amavano qui a Parigi. Stiamo con le famiglie di San Bernardino. Stiamo con le famiglie di Beirut e Istanbul. Stiamo tutti insieme di fronte a quelli che seguono le false ideologie del loro Dio”.

Gli U2 hanno potuto quindi recuperare la data saltata il 14 novembre, il giorno dopo gli attacchi di Parigi, e si sono esibiti alla AccorHotels Arena con un’ospite d’eccezione. Con loro non c’erano però come annunciato da alcuni media gli Eagles of Death Metal, il gruppo che suonava al Bataclan lo scorso 13 novembre.

Sul sito degli U2 la band ha scritto: “Siamo di nuovo a Parigi ed è bello essere qui. Alcuni hanno detto che gli Eagles of Death Metal appariranno sul palco con gli U2 stasera. Non è così. Abbiamo un altro ospite a sorpresa in programma per lo show di stasera”.

L’ospite a cui si riferivano è stata Patti Smith, con cui Bono ha cantato “People Have the Power”. Gli Eagles of Death Metal dovrebbero invece esibirsi questa sera, nella seconda data parigina degli U2, in chiusura di concerto.

Nei giorni successivi agli attacchi, il cantante degli U2 aveva parlato degli attentati di Parigi in un’intervista alla Repubblica: “Noi non intendiamo farci terrorizzare. Abbiamo pensato che l’unico vero contributo che potevamo dare in un momento come questo era rendere omaggio ai parigini, che ci hanno regalato il concetto di libertà, uguaglianza e fratellanza. L’Isis e questo tipo di estremisti sono un culto della morte. Noi siamo un culto della vita. Il rock’ n’roll è una forza vitale, è gioia come atto di sfida. […] Non sono solo le 130 vite che sono state rubate. Hanno cercato di rubarci anche l’uguaglianza e la giustizia. E a giudicare da certe reazioni scomposte, per esempio le proposte di accogliere solo profughi cristiani, si può dire che abbiano fatto centro. Se riusciranno a cambiarci, saranno riusciti nel loro intento”.