La recensione di Tutto molto bello diventa per noi di Leonardo.it l’occasione per riflettere sul ruolo della critica cinematografica oggi: se una volta l’aspirazione e ruolo di chi scriveva di cinema era influenzare le scelte degli spettatori al botteghino, guidandoli verso film meritevoli e cercando di dissuaderli dalla visione di opere che avrebbero fatto rivoltare nella tomba i fratelli Lumière, attualmente i giornali e il web riescono solamente a confortare o meno lo spettatore in merito a una scelta che ha già preso.

Così, presenziando alla conferenza stampa del nuovo film di Paolo Ruffini, può accadere di trovarsi a scommettere con i colleghi sulle sorti di un film che, lo diciamo chiaramente, ha raccolto in sala critiche fortissime; il verdetto è unanime: Tutto molto bello probabilmente incasserà più di quei cinque milioni di euro totalizzati al botteghino dal film d’esordio alla regia del conduttore di Colorado, Fuga di cervelli.

E sono proprio i giovanissimi, quelli che si sono affezionati alla grande famiglia di Colorado, a essere il target, il pubblico elettivo di questo film del cui cast fanno parte Angelo Pintus, Frank Matano, Chiara Francini, Nina Senicar e Gianluca Fubelli alias Scintilla. E Ruffini risponde alle critiche non nascondendo l’orgoglio di aver realizzato un film dedicato ai giovanissimi per cui, dice, nessuno oggi sembra confezionare prodotti ad hoc. “Finché il pubblico me lo chiede” afferma “continuerò a confezionare film leggeri e divertenti”. Ma c’è anche chi, fra i critici, si mostra addirittura preoccupato per le sorti di Ruffini che sembra essersi infilato nel cul-de-sac della commedia demenziale che, dopo un po’, sembra imbrigliare e non lasciare scampo ai suoi artefici. Perché, è bene dirlo, Ruffini è uno che di cinema se ne intende parecchio:  nel 2001 fonda l’Associazione cinematografica Nido del Cuculo, con la quale organizza eventi, rassegne, festival cinematografici (tra cui il Joe D’Amato Horror Festival), produce documentari, spettacoli teatrali (fra tutti Io Doppio) e musical nei quali spesso riveste la figura di attore e autore.

La trama si ispira a quella di Un biglietto in due, il film del 1987 diretto e scritto da John Hughes ed interpretato da Steve Martin e John Candy. Protagonisti del film sono Giuseppe (Paolo Ruffini) e Antonio (Frank Matano), due personaggi agli antipodi: il primo è un solerte impiegato delle Agenzie delle Entrate che mette il senso del dovere prima di tutto e sfoga la sua frustrazione sui social network; il secondo, sempre scanzonato e socievole, sembra vivere in un pianeta parallelo in cui avere sempre fiducia nel prossimo è la cosa più naturale e ovvia. I due si incontrano in ospedale dove entrambi aspettano la nascita dei rispettivi figli e Antonio convince Giuseppe a seguirlo in un ristorante di dubbia qualità per ingannare l’attesa: da quel momento i futuri padri sono coinvolti in una serie di bizzarre avventure. Durante una imprevedibile notte, alla coppia si aggiungeranno altri bislacchi personaggi: Eros (Gianluca Fubelli), imbarazzante cantante quarantenne fallito con il vizio di denudarsi durante i concerti; Serafino (Angelo Pintus), uno psicolabile armato dall’italiano insolitamente forbito e la bellissima Federica (Nina Seničar), un’interprete per uomini d’affari che, per la propria avvenenza, viene spesso scambiata per una escort.

Cosa viene contestato a Tutto molto bello, nelle sale dal 9 ottobre? Probabilmente la sciatteria, le battute stantie su cui si è tentato in modo piuttosto goffo di innestare momenti di commozione e messaggi edificanti sull’importanza degli affetti familiari. Resta il bell’affiatamento del cast e la speranza che il cinema italiano, fra cinepanettoni e commedie che cadono nel dimenticatoio subito dopo la visione dei titoli di coda, possa presto ritrovare una sua nuova età dell’oro.