Un computer perfettamente capace di svolgere tutte le funzioni di un cervello umano. Fantascienza? Probabile, ma anche la possibilità di vedere una persona dall’altra parte del mondo sembrava esserlo vent’anni fa e invece ora, le videochiamate su Skype ci permettono di essere ovunque, basta un clic.

Raffinato e riflessivo Transcendence, il nuovo fanta-thriller esordio alla regia di Wally Pfister, da sempre direttore della fotografia di Chris Nolan, porta a porsi tante domande e lo fa senza troppi giri di parole: dove andremo a finire? Quale sarà il futuro dell’uomo se l’evoluzione della tecnologia continuerà a seguire una curva esponenziale? La questione non è solo scientifica, ma anche, soprattutto, etica: la coscienza umana ha meccanismi ancora sconosciuti allo stesso genere umano, tentare di riprodurla in un computer potrà essere un’impresa folle, oltre che molto complessa.

Johnny Depp riesce a mantenere una freddezza che spiazza nell’interpretazione del dottor Will Caster, il più importante ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale impegnato nella creazione di una macchina senziente che combini l’intelligenza collettiva di tutto ciò che è conosciuto con l’intera gamma delle emozioni umane. I suoi controversi esperimenti lo hanno reso famoso, ma lo hanno fatto diventare anche il bersaglio principale di un gruppo di terroristi contrari alla tecnologia, pronti a tutto pur di fermarlo. Ma nel loro tentativo di annientare Will, gli estremisti stessi diventano involontariamente coloro che lo spingeranno al successo – diventare parte della sua stessa trascendenza. Per Rebecca Hall, nei panni della combattuta moglie, Evelyn, e il suo migliore amico Max Waters (interpretato da Paul Bettany), entrambi ricercatori, il problema non è se possono andare avanti… Ma se sia giusto farlo.

L’ossessiva ricerca di potere mascherata dalla sete di conoscenza sono la tematica principale di un thriller fantascientifico che colpisce non per i suoi effetti speciali, ma per il suo preciso messaggio.