Ormai da tempo divenuto una credibilissima alternativa ai Festival di Cannes e Venezia, il Toronto International Film Festival, per programma, comfort e organizzazione è ormai giudicato un appuntamento imprescindibile per i critici statunitensi, che tendono sempre più a snobbare le kermesse del Vecchio Continente, ritrovandosi le pellicole più interessanti in un luogo molto più vicino a casa.

Caratteristica che rende l’evento canadese molto più popolare dei corrispettivi italiani, francesi e tedeschi è l’assenza totale dell’aspetto competitivo: non c’è gara, almeno non in senso canonico, e i pochi riconoscimenti sono assegnati in base al gradimento del pubblico, che può votare le opere più gradite.

Questo aspetto però è divenuto fondamentale per tutti coloro che vogliono conoscere i prossimi vincitori dei premi Oscar, in quanto negli ultimi anni il titolo che viene incoronato a Toronto molto spesso si porta a casa molte delle ambite statuette dorate.

È successo nel 2013 con 12 anni schiavo, poi nel 2012 con Il lato positivo, quindi nel 2010 con Il discorso del re, nel 2009 con Precious e nel 2008 con The Millionare e si potrebbe andare avanti citando La tigre e il dragone, American Beauty, Shine, concludendo con l’italico La vita è bella.

Avendo bene in mente questa funzione di termometro cinematografico, la vittoria del premio assegnato dal pubblico di The Imitation Game apre scenari piuttosto verosimili sulla prossima notte degli Oscar.

Il film, interpretato dal protagonista Benedict Cumberbatch e da Keira Knightley, è un biopic dell’altissimo potenziale drammatico: si narra infatti la storia di come Alan Turing, geniale matematico inglese che durante la Seconda Guerra Mondiale decriptò il codice Enigma, attraverso il quale le forze dell’Asse comunicavano segretamente tra loro. Lungi dall’essere premiato dalla Corona, Turing venne condannato per la propria omosessualità, arrestato a costretto a subire una terapia ormonale, portandolo al suicidio. Una vicenda storica angosciosa che potrebbe incontrare il favore dell’Academy, da sempre sensibile a tematiche di questo genere e al genere biografico.

Foto: ufficio stampa