Il Torino Film Festival 2014 sta per prendere il via (si svolgerà dal 21 al 29 novembre) e la manifestazione, una delle kermesse cinematografiche più importanti della Penisola, dedicata sopratutto alla ricerca di nuove voci nel panorama artistico, si configura come un appuntamento irrinunciabile per ogni cinefilo che si rispetti.

Il concorso di quest’anno, in un’edizione, la trentaduesima, affidata alla nuova direttrice Emanuela Martini e al guest director Paolo Virzì, promette molto cinema di genere proveniente da ogni parte del mondo.

Vediamo dunque le scelte operate in quest’annata dal budget ridotto (appena 2 milioni di euro), ricordando che la giuria che avrà il compito di giudicare le opere della sezione principale è composta dal presidente Ferzan Ozpetek, dall’attrice Carolina Crescentini, dai registi Debra Granik e György Pálfi e dal critico e professore Geoff Andrew.

Questi i film in concorso al Torino Film Festival 2014:

Anuncian Sismos di Rocio Caliri e Melina Marcow: una città argentina viene lacerata da una misteriosa ondata di suicidi di ragazzi. Per aiutare i parenti più giovani delle vittime viene istituito un programma di emergenza con la costituzione di una banda musicale: lo scopo dichiarato è quello di fornire un gruppo di supporto ai giovani, ma di fatto il risultato finale è l’isolamento di queste persone come se fossero portatrici di qualche virus.

As You Were di Liao Jiekai: storia d’amore che si articola tra passato e presente, infanzia e maturità, questo film ambientato a Singapore racconta dell’incontro sull’isola di Saint John tra Guohui e Peiling, il primo fuggito da un centro di riabilitazione giovanile. Anni dopo Guohui conosce la cantante Rachel, ma il fantasma di Peiling continua ad abitare il luogo.

The Babadook di Jennifer Kent: Amelia è una madre single che deve crescere da sola il figlio Samuel dopo la morte del marito avvenuta in circostanze violente. Samuel è un bambino problematico, ossessivamente attaccato alla madre e al contempo terrorizzato dalla figura mostruosa dal Babadook, visto per la prima volta in un libro illustrato. Il rapporto tra madre e figlio degenererà presto nell’incubo.

Big Significant Things di Bryan Reisberg: Craig è un ventiseienne che sta per trasferirsi a San Francisco con la fidanzata, ma nel frattempo viaggia per gli Stati Uniti alla ricerca di oggetti da record, “le cose più grandi” che si possano trovare per il Paese, che fotografa scrupolosamente. Ma in questa vita apparentemente perfetta c’è un mistero: perché al telefono con la sua ragazza Craig finge di essere al lavoro in ufficio?

The Duke of Burgundy di Peter Strickland: Cynthia ed Evelyn hanno una relazione molto particolare, al limite del masochismo. La prima, elegante cinquantenne appassionata di farfalle, esercita infatti un controllo assoluto sulla seconda, che pare accettare di buon grado la propria condizione servile. La situazione però si sta ormai per spingere alle estreme conseguenze…

Felix et Meira di Maxime Giroux: Felix è un nullafacente senza troppi problemi, dato che sta aspettando la morte del padre per ereditarne l’ingente fortuna. Meira è invece un membro della comunità ebrea ortodossa di Montreal, sposata, con un figlio, e in cerca di qualcosa di nuovo. Lo troverà sorprendentemente nell’eccentrico Felix, nonostante le differenze notevoli tra i due.

Frastuono di Davide Maldi: Iaui è un giovane appassionato di musica psy-trance, con la quale sogna di far ballare il mondo. Angelica fa invece parte di una band punk-rock e sin da piccola filma tutto ciò che le succede. L’incontro tra questi due universi paralleli imprimerà alle loro vita una svolta significativa.

Gentlemen di Mikael Marcimain: a Stoccolma il giovane Klas, scrittore, si rinchiude nel proprio appartamento, in contrasto con tutto il mondo. Il suo obiettivo è quello di raccontare la storia dei precedenti abitanti della casa in cui vive: il pugile e pianista jazz Henry Morgan, tormentato da un amore misterioso, e il fratello Leo, attivista e poeta ubriacone al centro di un traffico d’armi illegale.

Mange tes morts di Jean-Charles Hue: storie di sfacelo della periferia di Parigi. I Dorkel sono una famiglia di etnia jenisch e si preparano al battesimo del diciottenne Jason quando il figlio maggiore Fred ritorna dalla prigione, dove ha scontato quindici anni per avere ucciso un poliziotto. Fred organizza immediatamente un furto, nel quale coinvolge il cugino Moise, il fratello Mikael e Jason, affascinato dal suo carisma.

Mercuriales di Virgil Vernier: ancora periferia parigina, ancora degrado. L’ambientazione è quella delle torri gemelle Les Mercuriales, site in un quartiere popolare al limite con il non-luogo. Qui le vite di tre ventenni si intrecciano: una addetta alla sorveglianza di colore e due hostess, una francese e una moldava.

N-capace di Eleonora Danco: la protagonista di questo film emblematico si chiama Anima in pena, ha un litigio col padre e decide di tornare nei luoghi della sua infanzia, tra Terracina e Roma. Si ferma a parlare con giovani e anziani, di cui vuole conoscere le emozioni. Decisa a non soffrire per la morte della madre, Anima in pena non sa se abbandonarsi ai ricordi o eliminarli per sempre.

Van Valami Furcsa Es Megmagyarazhatatlan – For Some Inexplicable Reason di Gabor Reisz: Aron ha quasi trent’anni e una fidanzata che lo aiuta a mantenere il proprio equilibrio pur senza un posto di lavoro fisso. Quando la ragazza lo lascia il suo mondo crolla e si trova roso dal dubbio e dall’ansia: un incontro potrebbe cambiargli la vita ma ritrovare quella persona potrebbe non essere così semplice.

Violet di Bas Devos: Jesse assista all’omicidio del proprio migliore amico in un centro commerciale. Da quel momento non riesce ad affrontare la famiglia o a parlare con i suoi amici, e nemmeno a parlare con le autorità dei fatti di cui è stato testimone. Il silenzio porta all’isolamento e a una crescente distanza con il mondo esterno.

What We Do in the Shadows di Taika Waititi e Jamaine Clement: a Wellington, in Nuova Zelanda, quattro giovani amici condividono una casa nella quale ogni sera organizzano feste grandiose. Tutti i party però si risolvono in un bagno di sangue: i quattro sono infatti vampiri secolari in cerca di vergini per saziare la propria sete.

Wir Waren Konige di Philipp Leinemann: in una città senza nome della Germania si svolge una lotta senza quartiere tra la polizia e le gang che controllano il mercato della droga. Quando in un’operazione muoiono due agenti i lori capi giurano vendetta, da ottenere con ogni mezzo possibile, anche al di sopra della legge.

Foto: ufficio stampa