Presentato al Festival di Venezia chiusosi da qualche giorno, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, The Look of Silence rappresenta una sorta di gemello speculare di The Act of Killing, il documentario che nel 2012 provocò un vero e proprio terremoto nel mondo del cinema.

Il film di Joshua Oppenheimer, che si occupa del massacro avvenuto in Indonesia ai danni degli oppositori del regime militari (e di tutti coloro che venivano identificati come “comunisti), ha provocato una grande impressione per il modo in cui dà voce ai carnefici dell’epoca.

Impuniti da circa 50 anni grazie a un governo che non ha mai avviato nessun provvedimento per sanare la ferita sociale, i “gangster” (così si facevano chiamare) del regime raccontano e rimettono in scena le loro malefatte con ilarità, almeno fino al momento in cui il protagonista non inizia a mostrare segni di cedimento, avendo forse compreso sulla propria pelle il peso della violenza perpetrata mezzo secolo fa.

In The Look of Silence, in realtà girato poco dopo il primo film (dato che in Indonesia è divenuto persona non grata), il regista questa volta decide di dare voce alle vittime e ai loro parenti. A essere in scena è infatti un medico oculista che si mette sulle tracce di coloro che gli hanno portato via il fratello, cercando di metterli dinanzi alle loro responsabilità: ma in un Paese come l’Indonesia, dove quel momento storico non è mai stato affrontato direttamente, è difficile non scontrarsi con un muro di omertà o di aperta irrisione.

Il film grazie a I Wonder Pictures arriva oggi in alcune sale nostrane in versione originale con sottotitoli in italiano. Si rimanda alla pagina Facebook della casa di distribuzione per l’elenco aggiornato dei cinema impegnati nell’iniziativa.

Foto ufficio stampa