Di The Interview, la satira scritta e interpretata da Seth Rogen e James Franco e diretta da Evan Goldberg, si è parlato moltissimi in questi giorni.

L’uscita nelle sale cinematografiche del film infatti era stata cancellata dalla Sony dopo gli attacchi degli hacker del gruppo Guardians of Peace, controllato direttamente (stando a quanto riportano le autorità americane) da Kim Jong-un, il dittatore coreano messo alla berlina dalla pellicola.

Grazie all’intervento del Presidente Obama, e visto il grande interesse del pubblico dopo il caso di censura internazionale, la Sony ha potuto far uscire il film in alcune sale selezionate, nonostante le minacce di attentati del suddetto gruppo.

Ma la domanda ormai è una sola: è valsa la pena attendere The Interview dopo tutte queste polemiche? Vediamo quali sono i giudizi della critica.

Scott Foundas di Variety esprimere un parere molto netto a proposito, parlando di “attacco terroristico contro la commedia”, ma da parte di Franco e Rogen: “Proprio quando The Interview dovrebbe ingranare la marcia della comicità è allora che sembra tirare il freno a mano. La scena più divertente e oltraggiosa è la prima: un manipolo di patriottici studenti nordcoreani che cantano una inno nazionalista le cui parole tradotto suonano come ‘Muori America, muori’ e ‘Possano le vostre donne essere tutte stuprate dalle bestie della giungla’. Ma quando i protagonisti arrivano a Pyongyang vengono rinchiusi nelle sale del colossale palazzo presidenziale, e qui rimangono per tutto il resto del film. È una strategia che priva The Interview di una delle sue possibilità comiche più stimolanti: vedere i due personaggi alle prese con la repubblica più isolata e priva di informazioni del mondo.

Andrew Lapin di The Dissolve, pur non elogiando il film, parla più di un’occasione sprecata che di un fallimento colossale: “Prima le buone notizie: le peggiori cose raccontate su Internet sono senza dubbio false. Il film non si prende gioco delle sofferenze dei nordcorani. Nessuno chiamerebbe la loro satira geopolitica intelligente, ma gli autori sono perlomeno consapevoli dei problemi che piagano lo stato isolazionista. Quindi le cattive notizie: “Anche con una prima forte metà che critica l’inconsistenza dei media giornalistici americani, The Interview è la cosa peggiore che Rogen abbia mai fatto. Le battute no funzionano non perché siano stupide – la commedia politica ha una lunga e felice tradizione di stupidità – ma perché l’idiozia non è all’altezza della situazione.

Jeremy Gerard di Deadline è invece molto meno diplomatico: “Rogen e Goldberg lasciano affloscaire il film nel mezzo dei suoi 112 minuti, come se non avessero davvero altro che un paio di battute da raccontare e una testa da fare esplodere. Il terzo atto dell’opera imprime un cambio di direzione molto tagliente, trasformandosi da un’affabile, anche se oscena, commedia slapstick in un goffo racconto morale rinforzata da una violenza tipica dell’horror nel momento in cui Kim incontra la propria orribile fine.

 Foto: Sony Pictures