Bratislava, 1983. Siamo in una Cecoslovacchia ancora dietro la cortina comunista, in una scuola media di ragazzini legati da amicizia e attività sportive. La nuova insegnante di russo è vedova di un rappresentante del partito comunista, viene da un’altra città e con la scusa della sua solitudine mette a giro ogni ragazzo insieme ai genitori facendosi fare favori che vanno oltre le attività scolastiche. Spesa a domicilio, pulizie a casa, piccole manutenzioni, passaggi in auto. I fili invisibili del ricatto li tiene con i voti manipolati intorno ai ragazzi, ma uno dei favori andato a monte provocherà una reazione a catena fino alla riunione dei genitori con la preside per affrontare il problema. Vincerà il coraggio di opporsi all’abuso di potere o il conformismo delle piccole convenienze?

In equilibrio tra commedia amara e dramma imbevuto di surreale, The Teacher , nei cinema dal 7 settembre, snocciola i comportamenti delle persone di fronte alla corruzione di tutti i giorni. Nella riunione di genitori c’è un ampio spettro di professioni e livelli culturali a confronto rappresentato da queste coppie più e meno schierate. Giudici, tassisti, impiegati, medici, disoccupati con sussidio, anche un nonno pensionato in ambasce. Ognuno con un’opinione e un atteggiamento diversi di fronte alle richieste di questa professoressa. E non tutti, ovviamente, del tutto in buona fede. L’insegnante faccia d’angelo e abbigliamento variopinto rispetto a quegli anni grigi è in realtà una donna bieca e senza scrupoli. L’ha interpretata con bastone di zucchero e carota al vetriolo Zuzana Mauréry. L’attrice riesce a infondere al suo personaggio una collisione di tanti colori discordanti creando un piccolo mostro d’ipocrisia e profittazione che supera i muri dei vecchi regimi comunisti innalzandosi a idealtipo umano e ricattatorio tristemente senza tempo e senza sesso. Così la prof è prodiga di rassicurazione materna, interesse per i ragazzi e ottima preparazione, ma al tempo stesso produce ombre quasi impalpabili di abuso di potere e manipolazione di piccoli e grandi. Stracciando ogni obiettivo educativo del suo ruolo in una perversa funzione antisociale.

Il regista Jan Hřebejk ha scelto quel periodo perché da lì provenivano i racconti dal regime dei suoi genitori, ma il film non è una critica al comunismo, né un elogio ovviamente. È un percorso attento nello spirito umano, un’esplorazione meticolosa sulle relazioni inquinate da opportunismo, furberia, conformismo. Lo scontro vero è quello di sempre, che per esempio in Italia si contrae in giustizia contro omertà. Qui si sondano gli spazi tra il coraggio di parlare liberandosi dall’oppressione e la sopportabile e consigliata vigliaccheria del tacere. Situazioni umane che nell’oggi possono essere applicate a vari aspetti della vita sociale come bullismo, lavoro, politica e chi più ne ha più ne metta. The Teacher allora non è un film relegato ai tempi che racconta, ma guarda un’umanità più ampia di quella che mette in scena. Quell’umanità che accetta il compromesso chinando la testa, ma che sogna di rialzarla.