I fatti letterari del seguito di Trainspotting si svolgevano a nove anni di distanza dalle scorribande, diventate cult anche sulla pellicola, di Mark, Sick Boy e compagni. Il romanzo-sequel di Irwine Welsh era intitolato Porno e raccontava come i quattro ex-amici tornassero assieme per un nuovo business di cinema low-budget vietato ai minori. Nella realtà però, di anni da quell’inaspettato successo planetario che travolse Ewan McGregor quanto Danny Boyle ne sono passati venti. Tante ritrosie durante la trasformazione dell’attore in star, tanti altri impegni del regista in vari progetti. Così il tanto agognato Trainspotting 2 è venuto alla luce solo nel 2017, rispettando la reale distanza dei tempi e mutando completamente quasi tutto il romanzo del 2002 con un colpo di spugna. Una sterzata forte e inaspettata. Quindi quelle che vedrete sono le avventure e disavventure praticamente inedite di Spud, Begbie e soci. Anzi, ex-soci.

Mark Renton torna da Londra ripulito e con un aspetto da vincente. La sua ultima volta a Edimburgo era stata in quel finale memorabile col malloppo soffiato agli amici. Cerca anche loro, torna nella casa di suo padre per la prima volta dopo la morte della madre, ma molte cose sono cambiate. Sicuramente anche lui, ma quel sorriso resta un marchio di fabbrica. Boyle rimette insieme il vecchio cast al completo. Spud, sempre più stralunato, entra ed esce da gruppi d’ascolto per tossicodipendenti. Lo interpreta Ewen Bremner, sempre tragicomico al punto giusto. “Non sono né bugiardo né disonesto. Sono agnostico”. Recita così una delle sue nuove battute irresistibili sputate dalla solita sediolina agli ascoltatori. Begbie, o Franco, è un apparentemente ingolfato Robert Carlyle. Anni di galera e odio verso Mark lo hanno appesantito nel fisico, ma la follia distruttiva stavolta lambisce anche un figlio adolescente che vorrebbe invece crescere degnamente. E Sick Boy è quasi una foto dal passato con questo dandy truffatore di Johnny Lee Miller, nel film schiavo di coca e smartphone.

“Abbiamo sentito tutti il peso del tempo che passa, e volevamo fare un film su questo tema”. È stato uno dei leitmotiv del regista, assaltato dalle domande durante la presentazione stampa tenuta a Roma. La sceneggiatura si dipana infatti tra rimembranze dei tempi andati, autocitazioni nostalgiche e persino nuove inquadrature create ad hoc per ricordare quella giovinezza intrappolata negli anni novanta. L’effetto nostalgia in realtà lo hanno vissuto i fans per questi anni in attesa del sequel.  Tant’è, l’impressione che si ha in questo nuovo lavoro è quella di rincontrare vecchi amici. Insomma, un revival desiderato quanto inevitabile. Il pubblico reagirà probabilmente in maniere controverse a T2: Trainspotting, questo il titolo originale. Le trovate registiche à la Boyle non mancano, ma c’è meno nerbo, anche nei suoi eroi invecchiati.

“Non è un film realista come quelli alla Ken Loach”. Ha spiegato Boyle. “I protagonisti vivono in una bolla, come nei romanzi di Irwine. Si ha l’impressione di vivere fuori da ogni contesto”. In effetti la Edinburgh millenial è un’altra cosa, anche se si ripercorrono vecchie tappe. Tra occasioni, tradimenti, sfoghi e monologhi sul nuovo “scegli la vita”, “choose life”, il film potrebbe anche affascinare le nuove generazioni, ma non sconvolgerle. “Irwine crea i suoi mondi e personaggi scrivendo romanzi. Per quanto riguarda l’adattamento cinematografico passano dalle mani del nostro John Hodge che li trasforma per il cinema. È una dinamica che funziona benissimo e della quale siamo molto contenti”. Il romanzo, dichiarato non un gran chè dal regista, è stato stravolto, ma la versione da grande schermo merita d’esser vista. Era impossibile eguagliare il passato ma se la cavano anche così i nostri. Forse, unico neo, la selezione per il nuovo soundtrack poteva essere più ficcante. Le vecchie canzoni furono ossatura fondamentale vent’anni fa, ma le nuove restano un po’ anonime.