Festeggia oggi 70 anni uno dei personaggi più importanti del panorama cinematografico degli ultimi 40 anni, per quanto gli spettatori più snob potrebbero avere qualcosa da ridere: stiamo parlando di Sylvester Stallone, il cui nome completo prevede anche un Gardenzio opportunamente abbandonato per ragioni di marketing.

La star di tanti film d’azione ha sicuramente molto da celebrare, visto che la sua è stata un’esistenza decisamente vissuta al massimo, nonostante un inizio decisamente poco felice (i più sapranno già delle ferite riportate al momento della nascita a causa dell’uso di un forcipe, che hanno lasciato paralizzata parte del viso di Stallone).

Figlio di un parrucchiere italiano e di un’astrologa metà francese e metà ucraina, Stallone è cresciuto nella periferia di New York, assorbendo tutto quel retroterra proletario che avrebbe dato vita ai suoi film migliori e più sentiti.

L’uomo che divenne Rambo e poi Rocky ha esordito nel mondo del cinema davvero da una delle posizioni più basse, quella di pornoattore (non a caso gli sarebbe rimasto appiccicato il soprannome di Italian Stallion), un dettaglio che in qualche modo lo accomuna all’amico-rivale di sempre, Arnold Schwarzenegger.

Ma prima di arrivare a farsi miracolosamente produrre una delle sue sceneggiature, quella del primo Rocky, Stallone avrebbe lavorato anche come buttafuori, venditore di biglietti, pulitore della gabbia dei leoni dello zoo di Central Park.

A 30 anni però arriva il successo clamoroso di Rocky, uscito nel 1976, la pellicola sul pugile proletario che vive il sogno americano sfidando il campione in carica: il film gli garantisce la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore, un record condiviso con Charlie Chaplin e Orson Welles.

Rimane impossibile ripercorre con esaustività tutta la carriera di Stallone, che pur senza mai abbandonare il cinema d’azione (in tutte le sue sfaccettature), si è anche gettato in ruoli comici o puramente drammatici. Non si può però non citare almeno Rambo, il reduce dal Vietnam che non riesce a trovare il proprio posto tornato in patria, che poi nei vari seguiti sarebbe diventato icona guerrafondaia dell’America più interventista.

Così come recentemente ha avuto molto seguito l’altro franchise lanciato da Sly, ovvero quello de I mercenari, film corali improntati alla raccolta delle più grandi star dell’action movie mondiale, pur se leggermente in avanti con gli anni.

D’altro canto Stallone è uno di quei personaggi che possono permettersi persino una trilogia di film autoincensatori: chi potrebbe dire di aver recitato in classici popolari come Over the Top, Tango e Cash, Demolition Man, Judge Dredd e Fuga per la vittoria, uscendo più o meno indenne da flop importanti come quelli di Cop Land, il suo noir decadente, o Driven, la sua pellicola a carattere sportivo?

Nonostante l’Academy Awards continui a negargli il meritato Oscar – l’ultimo schiaffo è stato l’anno scorso, quando la sua performance in Creed è stata ignorata – Stallone continua imperterrito per la sua strada, da vera star popolare, che ha sempre pensato in primo luogo al suo pubblico e alle sue esigenze. E allora 70 di questi anni, immarcescibile Sly!