A scuola tutti abbiamo imparato che le donne hanno dovuto combattere a lungo per conquistare i loro diritti, primo fra tutti quello del voto, ma nessuno ha mai toccato con mano quanto questa lotta sia stata dura e difficile. Suffragette, da oggi al cinema, arriva a colmare questa lacuna, come un pugno nello stomaco, creando un senso di disagio ed un partecipazione che le pagine di storia non avevano mai fatto percepire.

La regista Sarah Gavron ha lavorato sodo per restituire un ritratto reale di quelle donne, così come la sua sceneggiatrice, Abi Morgan, che ha studiato ogni tipo di documento utile per capire nel minimo dettaglio come vivevano, cosa pensavano e, soprattutto, cosa le spingeva a lottare. Durante l’incontro con la stampa la regista ha spiegato che durante i sei anni di scrittura il nome di Carey Mulligan era quello intorno a cui prendeva vita il personaggio di Maud, senza che però l’attrice ne fosse al corrente. Il fatto che la Mulligan abbia poi accettato immediatamente il ruolo ha fatto tirare un sospiro di sollievo a lei e alla produttrice, Faye Ward, anche lei presente all’incontro. Da lì ha preso forma il cast, prima Helena Bonham Carter – paradossalmente pronipote di Lord Herbert H. Asquith, che osteggiava il movimento femminista – e poi Meryl Streep, presente nella pellicola per poche riprese, ma figura che aleggia sulle donne per tutto il tempo, interpretando Emmeline Pankhurst, fondatrice del movimento. Come ha dichiarato la Gavron riguardo al coinvolgimento della Streep «avevamo bisogno di un’icona per interpretare un’icona».

Nonostante il tema sia storico e a prima vista potrebbe far pensare ad un dramma in costume il terreno che si sonda è del tutto attuale. Lo dimostra l’interesse che sta suscitando in ogni ambito. Dalla presentazione prevista per il 6 marzo a Montecitorio al premio Afrodite – che premia le donne che lavorano nel mondo dell’audiovisivo -  consegnato alla regista proprio in occasione dell’incontro con la stampa. La Gavron ha sottolineato che «ancora oggi 62 milioni di donne non hanno accesso all’istruzione. Una ragazza su tre subisce ancora violenza e poche donne siedono nei centri del potere, così come nei luoghi in cui si fa ricerca scientifica o anche nel mondo del cinema», per questo il film parla a tutti ed indica che ancora c’è da fare molta strada.

Al di là del messaggio Suffragette è un film intenso, esteticamente perfetto, in cui ogni cosa appare vera pur se lontana nel tempo. Sentiamo l’odore della lavanderia in cui le donne lavorano in condizioni massacranti, la stoffa pesante delle gonne, il freddo della pioggia che bagna Maud intenta a far ridere il suo bambino, l’alito del capo dalle mani troppo lunghe, l’amore che lega madre e figlio e tutta l’angoscia di uno straziante addio. L’intento dichiarato era quello di tirare fuori dalle tenebre della storia le donne dei ceti più bassi che avevano lottato per cambiare la loro vita e, di conseguenza, la nostra. Ed è riuscito alla perfezione, anche grazie ad attrici straordinarie che si sono messe in gioco, accettando di apparire con le occhiaie e i capelli sporchi. A loro fianco attori coraggiosi, che hanno accettato di fare parte di un cast in cui il loro ruolo era marginale, come ha spiegato la regista «è stato difficile trovare gli uomini, i loro agenti rispondevano che c’era poco da fare nel film e la nostra risposta era ‘‘Benvenuti nel mondo delle donne degli ultimi 100 anni!’’». I personaggi maschili invece hanno uno spessore da non sottovalutare, primo fra tutti Sonny, il marito di Maud, che Ben Whishaw interpreta molto bene. Su di lui la Gavron ha dichiarato «Sonny avrebbe potuto risultare uno stereotipo invece non lo è, è un uomo prigioniero delle convezioni del suo tempo. Ci sono cose che ritiene di essere tenuto a fare, malgrado le trovi devastanti sul piano emotivo».

Verrebbe da dire che Suffragette sarebbe un film perfetto da far vedere alle generazioni più giovani, infatti l’appuntamento di Montecitorio segna la data di inizio di un tour nelle scuole, promosso dalla scrittrice Lorella Zanardo, da un lato per far conoscere un pagina di storia nei minimi dettagli e dall’altro per far capire a cosa può portare la determinazione di chi vuole davvero cambiare le cose, una lezione di vita sempre valida.