Applausi per Matteo Garrone e per il suo film “Reality” a Cannes. Dopo il grande successo di “Gomorra”, che nel 2008 si è aggiudicato il Gran Prix della Giuria, Garrone tiene alto il nome dell’Italia a Cannes.

Infatti, “Reality” è l’unico film italiano in concorso al 65° Festival del Cinema di Cannes ed è proprio in lui che sono rivolte le speranze del cinema italiano.

Il tema della pellicola è totalmente diversa da quella di “Gomorra”, ma non per questo la pellicola ha meno forza. Anzi, Garrone riesce a convincere e a dare un resoconto della realtà nuda e cruda, senza fronzoli, ma che colpisce in pieno l’obiettivo.

Il regista, anche questa volta, parte dal basso, dalla realtà, e a questa rimane ancorato, sia nella sceneggiatura che nella scelta degli attori, fra tutti spicca l’interpretazione di Aniello Arena, che, se nel film è un pescivendolo che viene scelto per entrare nella casa del “Grande Fratello”, nella realtà è un detenuto del carcere di Volterra, che Garrone ha conosciuto proprio durante le riprese di “Gomorra”.

Il regista parla di “Reality” come di

un film sulla percezione del reale, la storia di un uomo che esce dalla realtà ed entra nel proprio immaginario. Ho sempre pensato a Luciano, il protagonista del film, come ad un moderno Pinocchio, un personaggio con un’innocenza e un candore infantili. Infatti, filmandolo, l’ho seguito come se stesse vivendo un’avventura fantastica. Durante le riprese ero di continuo alla ricerca di quel sottile equilibrio tra realtà e sogno, ricercando anche dal punto di vista figurativo una dimensione favolistica, una sorta di realismo magico.