È un caos ordinato quello che ci accoglie alla visita del set di Suburra la serie. Nomi gridati da lontano, qualche risata sparsa qua e là, un via vai sferragliante di carrelli con attrezzature da ripresa, e poi gli attori che incontriamo alla rinfusa e che ci guardano senza vederci, già nella parte prima del ciak.

Fa da sfondo il bellissimo Palazzo Spada, in Piazza Capo Di Ferro a Roma, residenza nobiliare dall’immutato fascino, sebbene da tempo divenuta proprietà statale. Entriamo in una delle sale ornamentali e ci accomodiamo sulla fila di sedie. Per noi, delle radiocuffie e tre schermi digitali.

D’improvviso cala il silenzio. L’aiuto regista ha appena chiamato il ciak. Ogni voce, ogni strumento, ogni persona trova d’improvviso il proprio posto, ingranaggi di una macchina rodata ed efficiente, ed ecco che tutto comincia a funzionare alla perfezione. Sembra impossibile che fino a un istante prima regnasse il caos.

In cuffia ci arrivano i respiri affannati degli attori, concentrati come alla prima in teatro, e sui display compare l’inquadratura finale scelta dal regista. Il taglio, la luce, i toni di voce, tutto è studiato e tutto concorre per ottenere il medesimo effetto. Pelle d’oca! Questa non è semplice TV, qui si sta facendo del cinema.

SUBURRA

Come nasce Suburra la serie

La serie TV Suburra si ispira al fortunato romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini (Einaudi) e mette in luce il torbido giro di malaffari e corruzione che ha condotto all’enorme scandalo romano che, nella storia recente della Capitale, ha visto coinvolti Chiesa, politica, criminalità organizzata, bande locali e imprenditori edili.

Di pochi anni antecedente ai fatti realmente accaduti e arricchita dagli ingredienti tipici dei thriller polizieschi, la trama di Suburra nasce da un soggetto di Daniele Cesarano e Barbara Petronio, con la sceneggiatura Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli e Nicola Guaglianone, e vede come protagonista assoluto la lotta fra i tre poteri forti: Chiesa, Istituzioni e Malavita.

Incarnano i tre poteri i sei protagonisti di Suburra, ciascuno coinvolto in un gioco pericoloso di raggiri e inganni messi in atto al solo scopo di influenzare gli interessi e gli affari capitolini.

La regia vede la collaborazione di tre registi: Andrea Molaioli (La ragazza del lago): Michele Placido (Romanzo Criminale, Vallanzasca – Gli angeli del male) e Giuseppe Capotondi (La doppia ora).

Fanno parte del cast principale Francesco Acquaroli (Pasolini) nel ruolo di Samurai, Alessandro Borghi (Suburra – Il film, Non essere cattivo) nei panni di Numero 8, Adamo Dionisi (Suburra – Il film) come Manfredi Anacleti, Giacomo Ferrara (Suburra – Il film) che sarà Spadino Anacleti, Claudia Gerini (La passione di Cristo, Non ti muovere) nelle vesti di Sara Monaschi, Filippo Nigro (La finestra di fronte, A.C.A.B – All Cops Are Bastards) come Amedeo Cinaglia ed Eduardo Valdarnini (Something New) nel ruolo di Lele Marchilli, oltre alla partecipazione di Barbara Chichiarelli, Federico Tocci e Gerasimos Skaderesis.

SUBURRA

La voce dei protagonisti

Il tempo di un paio di ciack e per noi giornalisti è già tempo di uscire di scena. Per fortuna la delusione è presto superata: Netflix ci porta a pranzo con il regista Andrea Molaioli e con parte del cast. A tavola ci sono Francesco Acquaroli, Claudia Gerini ed Eduardo Valdarnini.

Fra una battuta e un antipasto, si comincia a parlare dell’anima di Suburra, dei suoi protagonisti e del lungo periodo buio di Roma.

Andrea Molaioli: “Il fil rouge che lega i sei protagonisti fra loro è la ricerca del potere e dell’affrancamento dal proprio passato, dalle proprie origini. Personaggi profondamenti diversi fra di loro fin dall’estrazione sociale seguiranno percorsi analoghi evolvendosi, puntata dopo puntata, come in un romanzo di formazione. […] Sullo sfondo, una Roma profondamente contraddittoria, sublime per certi aspetti e fetente per altri, l’unica che può accogliere in sé tutti e tre i poteri forti”.

Francesco Acquaroli: “Samurai si considera, ed è considerato, il re della criminalità romana. Non ha relazioni personali, se non con la vecchia madre, e passa la sua esistenza cercando di tenere assieme le fila dei poteri che orbitano a Roma. La sua vita è il suo lavoro, giorno e notte. Credo che neanche dorma! Vive una tensione continua, reggendo una responsabilità enorme mentre cerca di superare gli ostacoli che mettono a repentaglio il suo progetto criminoso. E la cosa incredibile di questo personaggio, che mi piace moltissimo, è che fa tutto questo con una grande calma”.

Claudia Gerini: Sara Monaschi appartiene alla cosiddetta Roma bene. Revisore dei conti della Commissione Vaticana, è sposata a un nobile la cui famiglia è storicamente legata al papato e sfrutta a suo vantaggio le conoscenze del marito per fare carriera e per il proprio tornaconto. Ambiziosa e intelligente, è anche una delle poche donne arrivate in Vaticano, ma questo non è un limite perché è ben inserita nella propria cerchia, si sa muovere in determinati ambiti, è ascoltata dalla Commissione. […] Sara è fedele a una massima; ‘Chi sa non dice e chi dice non sa’. Sa che, in certi ambienti, il vero talento sta nelle relazioni che uno è capace di intessere”.

Eduardo Valdarnini: “Gabriele Marchilli è un ragazzo della media borghesia romana, figlio di un poliziotto, che organizza feste per la ‘Roma bene’ a cui aspira di far parte. Non dispone di grosse risorse economiche, infatti, ma è ambizioso e determinato, e sogna di superare la barriera che lo tiene legato alle proprie origini sociali per divenire più grande del padre”.

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Presto disponibile su Netflix

Suburra è la prima serie TV originale italiana prodotta da Netflix. Nel progetto è coinvolta Cattleya (Gomorra e Romanzo Criminale) in qualità di produttore, in collaborazione con Rai Fiction.

Sulla collaborazione, Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, ha piegato: “Il rapporto con Netflix è stato molto semplice per quanto ha riguardato il business e la parte economica, e invece è stato molto sofisticato dal punto di vista creativo ed editoriale. Questo testimonia la capacità unica di Netflix di saper rendere accessibile a chiunque nel mondo anche contenuti fortemente localizzati, grazie a un linguaggio sempre comprensibile. Dall’altra parte c’è Cattleya che, negli ultimi anni, ha ridefinito e rilanciato un certo modo di fare produzioni cinematografiche e televisive in Italia e non solo. […] La cosa più stimolante è stata il poter godere di grande libertà creativa alla ricerca della qualità e dell’originalità pur mantenendo un contatto quotidiano con Netflix”.

Sul progetto, ha chiosato Yann Lafargue, Corporate Communications EMEA Netflix: “La storia di Suburra è una storia italiana, ma non solo italiana, perché dovrà girare in tutto il mondo fra i nostri abbonati. Ci sono infatti diversi punti di contatto con molte culture nel mondo, e poi c’è un modo di fare cinema – considero Suburra come un film di 8 ore – che è molto ispirato. Tutto ciò è molto importante per noi perché vogliamo che le storie che proponiamo siano in grado di comunicare con chiunque nel mondo. E sono certo che il vastissimo pubblico di Netflix lo apprezzerà e che, anche grazie a Suburra, nei nostri cataloghi presto ci saranno sempre più contenuti italiani. […] Per noi non è importante soddisfare tutti gli abbonati, ma solo quelli per cui la serie o il programma è stato pensato e realizzato sulla base di statistiche di visione dettagliate. È lo stesso motivo per cui, a volte, abbiamo soppresso delle serie TV nonostante per noi fossero delle incredibili produzioni: sappiamo subito se quel che facciamo è nella giusta direzione o no”.

L’attesissima serie Suburra arriverà nel catalogo Netflix entro il 2017, prevedibilmente nel periodo autunnale. In seguito sarà distribuito anche sul digitale terrestre della Rai.