È in uscita oggi nelle sale cinematografiche l’atteso film Stonewall, che prende il nome – e d’altro canto racconta – i moti di protesta del 1969 di New York, quando la comunità gay della città si ribellò alla violenza dimostrata dalla polizia.

Quel momento di fatto viene considerato come il simbolo del movimento LGBT, in quanto l’anno dopo a Central Park si svolse una parata che retrospettivamente divenne il primo Gay Pride al mondo.

Un film quindi particolarmente attuale in Italia, dove negli ultimi mesi si è acceso un fervente dibattito intorno alle unioni civili e alla possibilità di adozione da parte delle coppie omosessuali: una battaglia che nonostante i risultati positivi è ben lungi dall’essere conclusa, o almeno così riferiscono i rappresentanti delle associazioni.

A dirigere la pellicola dedicata a Stonewall è Roland Emmerich, regista il cui nome è generalmente associato a tutt’altro genere di film: tra i tanti titoli in curriculum spiccano infatti action movie come Universal Soldier, sci-fi quali Independence Day (di cui sta producendo il seguito) e Stargate, nonché catastrofici come Godzilla, The Day After Tomorrow e 2012.

Ma per il cineasta, apertamente gay e da sempre attivo sostenitore dei diritti della comunità LGBT, non si è trattato certo di una rivoluzione in quanto il progetto era da tempo in piedi, ma solo ora ha trovato compimento.

Emmerich ha dichiarato che a colpirlo è stata la potenza della vera storia accaduta a New York: “Fu la prima volta in cui i gay dissero basta. Non lo fecero attraverso pamphlet o incontri; presero invece delle bottiglie di birra e le tirarono ai poliziotti. Sono convinto del fatto che i cambiamenti politici di maggiore rilevanza comportino sempre degli atti di violenza; sono fatti collegati. Stonewall è stata la prima volta in cui i gay si opposero, e lo fecero alla loro maniera. Una cosa che mi colpì molto quando la lessi è che quando la polizia si schierò in tenuta antisommossa, questi ragazzi formarono uno schieramento di fronte a quello dei poliziotti e cantarono una canzone sconcia. Per me quella fu una ribellione gay”.

La storia del film, il cui cast è formato da una serie di attori meno conosciuti al grande pubblico quali Jeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Caleb Landry Jones e Jonathan Rhys Meyer, è incentrata sul personaggio di Danny, che si trasferisce a New York dopo essere stato ripudiato dal padre che ne ha scoperto l’omosessualità.

Arrivato al Greenwich Village, entra subito a far parte di una comunità fatta di ragazzi scappati di casa come lui, travestiti e scare queen, tutti gravitanti intorno al bar gay conosciuto come Stonewall Inn. Dopo l’ennesima retata della polizia corrotta, durante la quale muore uno dei suoi compagni, Danny si unisce alla protesta che sta montando fino a diventare aperta sfida alle autorità.