Difficile presentare in breve Spike Lee. Definirlo come regista è, semplicemente, riduttivo. Spike Lee è molto di più. Volendo provarci, il genio afroamericano è una delle personalità più influenti del cinema statunitense degli ultimi 30 anni. Ma è anche un appassionato di black music e di Basket, passione per la quale vede in prima fila ogni partita dei New York Knics, vestito da vero e proprio supporter accanito.

Il 31 agosto il Nostro sarà presente alla sessantanovesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia per due ragioni fondamentali: ritirerà un prestigioso premio, il Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2012, riconoscimento assegnato a quelle personalità che hanno cambiato la storia del cinema contemporaneo, e presenterà in anteprima mondiale Bad 25. Il documentario è stato realizzato in occasione del venticinquesimo anniversario dell’uscita di Bad, leggendario album di Michael Jackson.

Il movie tratterà proprio alcune tappe importanti della carriera di Jacko, re del Pop e figura mitologica all’interno dello showbusiness americano. Uno di quelli che ha lasciato il segno insomma, come Spike Lee.

Alberto Barbera, direttore della Mostra di Venezia, ha spiegato i perché dell’assegnazione del premio (in precedenza attribuito a personaggi del calibro di Takeshi Kitano, Al Pacino e Sylvester Stallone) al regista di He Got Game e Miracolo a Sant’Anna. Spike Lee possiede, secondo Barbera, uno spirito creativo e combattivo che riversa in film audaci, corrosivi, talvolta imprevedibili e provocatori.

La sua capacità di invitare lo spettatore a riflettere, a rivedere i suoi preconcetti, lascia sbigottiti gli animi. Una delle sue innumerevoli doti, assolutamente da premiare.