Sarà al cinema dal 6 luglio, ma in questi giorni regista e protagonista di Spider-Man Homecoming stanno ultimando il tour europeo per presentare il nuovo reboot del supereroe Marvel più amato di sempre. Così dopo Londra e Barcellona, prima di arrivare all’ultima tappa di Mosca, Jon Watts e Tom Holland sono passati anche a Roma per incontrare la stampa. Ed eravamo anche noi lì per ascoltare i volti nuovi del Marvel Cinematic Universe.

Holland, classe ’96 e formazione da attore di musical per la versione teatrale di Billy Elliot, è il nuovo volto di Peter Parker, lo studente fotografo che in questa versione sarà più un social addicted con l’allegro vizio del selfie. “Per me la sfida è stata realizzare un film diverso. Nulla che le persone avessero già visto. Mi sono chiesto cosa succederebbe a un giovane che scopre di avere dei poteri. Chiaramente si sarebbe divertito tantissimo”. Superpoteri vissuti non come un onere per il protagonista, ma con leggerezza. In barba alle grandi responsabilità, potrebbe essere. Ma Spidey stavolta dovrà vedersela con un villain classico dei fumetti anni sessanta: l’Avvoltoio. “Cosa succederebbe se un cattivo normale avesse superpoteri?” Si è chiesto Watts per costruire la nuova identità del suo cattivo impersonato da Michael Keaton. “È un attore straordinario che porta tutta la forza di qualsiasi ruolo precedentemente interpretato nelle sue performance. Quando ero con lui mi sembrava di parlare con BeatleJuice”. Ha confessato il regista sull’ex-Batman. E Holland ha continuato: “Sono stato un fan della Marvel per tutta la vita. Michael è terrificante. Appena mette piede sul set si trasforma”.

A Watts è stato citato anche un film nostrano per via di una scena di rapina al bancomat. “Non conosco Lo chiamavano Jeeg Robot. Abbiamo preso molte idee, ma non da lì”. E poi ha proseguito sul lato social di Spider-Man. “Mi sembrava interessante che lui dai fumetti sia un fotografo. Oggi siamo tutti fotografi. Ognuno di noi spesso scatta foto o gira video con lo smartphone”. Al fianco del ragazzo, soprannominato Bimbo-Ragno già nella prima comparizione in Civil War, c’è per la prima volta un Avenger veterano che avrà il ruolo del mentore: Iron Man. “Soltanto venti minuti prima del provino mi dissero che ci sarebbe stato anche Robert Downey Jr. Così il mio livello di stress è passato da cento a un milione! Come lo vedo non riesco neanche a presentarmi. Sono terrorizzato, rigido! Capisco che stava entrando in quel momento e io avevo parlato soltanto con la sua controfigura!” Ha confessato ridendo.

tom holland

Un ruolo fisico esige sempre agilità e preparazione specifiche e un background aperto a esperienze da set strabilianti, così un ventenne come Holland è forse l’Uomo Ragno che si aspettava da anni. “Billy Elliot è stato più difficile”. Ha risposto quando gli è stato chiesto un confronto con in suo passato. “Mi ero allenato per ben due anni, ed ero molto più piccolo. Ma è stato utilissimo perché mi ha aiutato per la mia carriera, a tutti i livelli. La fisicità fa parte del creare il personaggio, il controllo del corpo aiuta tantissimo. Giocavo a fare Spider-Man da quando avevo cinque anni, nella mia cameretta. Se avessi i suoi poteri probabilmente non sarei buono. Magari rapinerei banche, farei delle gran birichinate!” Ha concluso con ironia.

Dall’ipotesi dei Sinistri Sei dell’ultimo Amazing Spider-Man il passo è nuovo per il regista che nel suo The Clown si era fatto notare rispolverando l’horror con un terrore che non si provava da anni. “Vogliamo portare sullo schermo tanti cattivi che non si sono ancora visti. E Spidey ne ha moltissimi. Jon ne sa sicuramente più di me”. Ha suggerito l’attore. e Jon Watts ha risposto nominado alcuni villain noti ai lettori dei fumetti. “Mi piacciono i cattivoni un po’ pazzi. Come Gadiel Mace. Ha una mano e una mazza, è uno dei miei cattivi preferiti. O Morbius…” che è il vampiro nemico di Parker. “Dovrei fare un film di Spider-Man contro i vampiri? Forte. Non abbiamo ancora iniziato a pensarci”.

L’identità segreta di Peter è messa a repentaglio dalla collaborazione con Tony Stark, che ufficialmente gli offre uno stage per tranquillizzare la zia May, ora affascinante quarantenne con il viso di Marisa Tomei.  “Spidey non ha chiesto i suoi poteri, ma gli sono capitati. Fa del suo meglio per fare le azioni più giuste. Le sue vicende non sono mai perfette, ma fa del suo meglio. È l’unico della Marvel ad avere un’identità segreta. Lo trovo affascinante!” È stato il pensiero del regista.

New York è sempre protagonista, insieme a buoni e cattivi, quando si parla di Spider-Man. Ma che città vedremo stavolta? “L’abbiamo vista in tanti film. Soprattutto Manhattan, Time Square, il Financial District, la Grand Central Station. Invece ci sono tanti altri luoghi da esplorare. Peter Parker viene dal Queens, che non è stato visto molto al cinema. Avendo vissuto molto a NYC volevo far vedere una nuova parte della città. Quindi non ho inventato nulla, sono soltanto andato in quei luoghi dove non si gira spesso”. Ha confessato Watts.

Interpretare il supereroe più acrobatico che sia mai stato disegnato, e girato, non è soltanto adrenalina. Così Holland ci ha raccontato un aneddoto sulla paura più grande durante le riprese. “La danza può prepararti per moltissime cose. Però a cadere da 60 metri per 15 di cavo non potrai mai essere preparato. Avevo appena finito la scena dei monumenti di Washington, ero già andato a cambiarmi nella mia roulotte. Mentre mi spogliavo ho mangiato due hamburger, anzi due chickenburger, perché non avevo pranzato. Poi mi sono venuti a chiamare dicendomi: ‘Abbiamo sbagliato, Tom. Devi tornare sul set’. Ok, mi sono rimesso il costume. Con un’imbracatura che mi schiacciava l’esofago. Dovevo mettermi su un cornicione, intanto sentivo questi hamburger che salivano sempre di più! Quando indossi il costume di Spider-Man hai una maschera, per cui, se dovessi vomitare, ci rimarrebbe tutto dentro! Ero terrorizzato perché sarebbe potuto succedere: avrei smesso di lavorare per sempre!”

Per l’Italia il film è accompagnato dall’associazione anti-bullismo MaBasta per una campagna alla quale Tom ha aderito con molto entusiasmo. “Peter è un ottimo modello per i ragazzi: è uno sfigato, ma fico. Lavora, studia, è un secchione di successo ma è popolare e apprezzato dai suoi amici. Spero possa stimolare questa emulazione: se sei uno che studia, puoi essere anche uno che si diverte, e magari bravo negli sport”.