Raffaele Sollecito diventa un opinionista tv, ingaggiato da Tgcom24 per un nuovo programma intitolato Il giallo della settimana e che rappresenta una specie di spinoff del celebre Quarto Grado. La notizia ha subito provocato numerose reazioni, perlopiù negative, ma adesso a parlare di questo singolare e inaspettato ingaggio è il diretto interessato.

Raffaele Sollecito spiega perché ha accettato questo nuovo lavoro: “In tv ci sono tanti esperti di criminologia che parlano dopo aver studiato sui libri. Io ho vissuto quattro anni di carcere, un processo giudiziario e uno mediatico. Penso che la mia opinione non valga meno”.

L’ex imputato del caso dell’omicidio di Meredith Kercher, ormai definitivamente assolto, si è inoltre difeso da tutte le accuse piovutegli addosso sulla stampa e sui social dichiarando: “Avessi ammazzato qualcuno, forse ci sarebbe qualcosa da eccepire, ma io sono innocente”.

Raffaele Sollecito non ha quindi intenzione di sparire dalle attenzioni mediatiche, ma di essere protagonista in tv, perché secondo lui: “La mia testimonianza può essere di aiuto a molti. Mi batto perché nessuno riviva quello che è successo a me. Posso portare nei dibattiti giudiziari un punto di vista originale. […] Quello dell’imputato. Quello di un uomo che, purtroppo, ha conosciuto nel dettaglio i tribunali, i media e le carceri. […] Mi concentrerò sui casi giudiziari italiani, tenendo conto soltanto dei fatti e delle questioni oggettive delle indagini”.

Raffaele Sollecito ha inoltre attaccato la maniera in cui i protagonisti degli episodi di cronaca vengono trattati: “Troppo spesso gli investigatori e i media si concentrano su particolari morbosi che però non hanno nulla a che fare con le indagini o con la ricerca della verità: analizzano le personalità, le psicologie, ricercano gli aspetti più sensazionalistici, in una corsa al massacro dell’accusato. […] Sento puzza di processo indiziario nei casi Scazzi, Stasi e Bossetti. Prenda Ivano Russo, che ha visto rivoltata la sua vita privata. Da un perfetto sconosciuto è diventato l’Alain Delon di Avetrana…”.

Sollecito ha inoltre parlato di Massimo Bossetti, l’unico imputato nel processo per l’omicidio di Yara Gambirasio: “Di lui, e dei rapporti di sua madre, sappiamo tutto, tranne quello che ha veramente fatto. […] La mia empatia consiste nel fatto che anche lui si ritrova in carcere pur non essendo ancora stato condannato”.