Uscirà il 28 aprile nelle sale italiane il film Sole alto, produzione serbo – sloveno – croata diretta da Dalibor Matanic, già regista del premiatissimo corto Party e dei lungometraggi Fine Dead Girs, Handymen e 100 Minutes of Glory.

Il film, che ha molto colpito i giurati del Festival di Cannes, dove è stato presentato, prende di petto il tema dei conflitti che hanno sconvolti i Balcani negli anni ’90, mettendo in scena tre storie d’amore con una particolarità, quelle di essere interpretate dagli stessi due attori (Tihana Lazovic e Goran Markovic) che vestono però i panni di personaggi differenti e ambientate in tre decenni distinti.

Il rapporto raccontato da Sole è quello di un amore fra un ragazzo croato e una ragazza serba. Nel 1991 all’ombra scura della guerra in corso. Nel 2001 attraverso le cicatrici che ha lasciato il conflitto e che hanno devastato l’anima dei sopravvissuti. E nel 2011 all’insegna della possibilità di una difficile rinascita.

Il regista ha spiegato che è stato spinto a sceneggiare e realizzare il film come reazione all’odio interetnico che ha sconvolto il suo Paese e che purtroppo “non cesserà mai di essere un’emergenza. Cinque o sei anni fa, quando ho iniziato a progettare Sole alto, le acque sociali erano forse più calme. Ora, sfortunatamente per noi e fortunatamente per l’attualità del film, il male è tornato ad essere un elemento quotidiano: non solo nella regione dei Balcani, ovviamente, ma in tutto il mondo. Se non siamo ostili a un’altra nazione, allora siamo ostili a un’altra religione, a un’idea politica o a una scelta sessuale diversa dalla nostra, a un vicino di casa con una macchina più bella, e così via. Mi piacerebbe che tutti gli intolleranti si specchiassero nel mio film e si chiedessero: Sono proprio sicuro di vivere una vita felice, odiando sempre qualcosa o qualcuno?