Un paesaggio dalla luce tersa, un lago dalla acque placide, due ragazzi, un amore, Sole alto ci prende per mano e ci porta dentro la loro storia. Ma sentiamo subito l’amaro in bocca, sappiamo che l’idillio non durerà. Perché la storia che il regista Dalibor Matanić ha deciso di raccontarci la conosciamo già. Sappiamo che un ragazzo serbo ed una ragazza croata nel 1991 non avevano molte speranze di veder sopravvivere il loro amore. Le cose non appaiono molto diverse nel 2001 però, anno a cui si passa nel secondo capitolo del film. Ci sono sempre due ragazzi, con i volti degli stessi attori, Tihana Lazović e Goran Marković, e un amore che non riesce a prendere forma, intriso com’è d’odio. Il terzo capitolo ci regala invece una speranza, in un 2011 in cui i contorni del paese si perdono per lasciare spazio ad una realtà ormai globalizzata, in cui ci si può dimenticare del passato a suon di musica e ripensamenti, almeno nella realtà fittizia del film, che tende ad abbellire un contesto in realtà molto più difficile.

Con un tono sommesso e poche parole Matanić ci porta dentro un mondo che solo all’apparenza conosciamo in pochi. Perché c’è sempre un vicino da odiare e riconosciamo quella stupidità che si trova in ogni parte del mondo. Ma non emette sentenze e non pretende di fare un affresco storico, mostra solo una storia d’amore che si divide in tre e che vorrebbe essere super partes ma non sempre ci riesce. I personaggi appaiono cuciti addosso ai protagonisti, che si sono dovuti cimentare con la difficile prova di «misurarsi con le sottili differenze che distinguono i sei personaggi e, allo stesso tempo, con il tratto che li accomuna: l’amore» come spiega il regista.

La giovane Tihana Lazović, conosciuta anche per la sua attività di cantante jazz, racconta a noi di Leonardo.it «Interpretare tre personaggi diversi ma simili ha rappresentato una grande sfida però ci siamo preparati molto bene. Io ero convinta dei personaggi che dovevo interpretare, tanto che sono stata anche capace di improvvisare abbastanza. Per non rendere i personaggi caricaturali ma veri, pieni di vita, dovevo comunque fare una certa differenza tra di loro. In questo modo abbiamo personaggi simili ma con tre destini diversi».

L’atmosfera è del tutto reale, viene da pensare al movimento del Dogma, non c’è colonna sonora, niente luce artificiale, solo persone vere, a partire dai due ragazzi ma anche nell’ultima delle comparse. La protagonista ci conferma che «sia io che il regista siamo grandi ammiratori del movimento Dogma. Abbiamo visto tantissimi film diversi, fra cui anche quelli di Lars von Trier. Quello che abbiamo cercato sono l’atmosfera e l’energia. Se uno vedendo questo film non sente l’angoscia allora vuol dire che non abbiamo fatto un buon lavoro».

Il lungo lavoro di improvvisazione fatto dagli attori con il regista ha aiutato a dare corpo ai personaggi soprattutto nelle scene del secondo capitolo, fatto di una forte tensione erotica. La Lazović racconta «Abbiamo lavorato tantissimo sull’energia dei personaggi. L’improvvisazione è stata la base del lavoro, con un copione troppo rigido sarebbe stato difficile lavorare. Io e Goran abbiamo ascoltato musica insieme, abbiamo visto film e ci siamo ispirati anche alla natura e ai villaggi in cui abbiamo girato, perché i villaggi nei dintorni di Knin sembrano veramente abbandonati da Dio, non c’è più nessuno». Ed è appunto la natura ad essere il terzo protagonista, dall’acqua in cui si cerca purificazione agli animali, che fanno da specchio a personaggi molto istintivi.

Il titolo di Shooting Star 2016 assegnato alla Lazović dal Berlin International Film Festival appare meritatissimo, ma l’attrice rimane coi piedi per terra e alla domanda se stia pensando al cinema estero risponde che «L’idea di shooting star è proprio quella di presentarsi ai direttori di casting di tutto il mondo e di avere la possibilità di girare all’estero. Io ho già avuto alcune audizioni però non ho grandi aspettative. Per me la cosa importante è lavorare sempre. Secondo me in questo campo bisogna avere la continuità e lavorare tanto, poi se il successo arriva arriva e si può anche conquistare l’Oscar, come alcune shooting star hanno fatto, ma potrebbe anche non succedere».

Per ora quindi decide di puntare tutto sulla Croazia, anche perché il clima appare del tutto positivo per il mondo del cinema, essendo in una fase di rinnovamento, come lei stessa ci conferma «Il nostro film è stato il primo film croato a Cannes dopo trenta anni, poi abbiamo portato un altro film a Berlino e quindi le porte si sono aperte per il cinema croato. E quindi si può davvero parlare di nuovo cinema croato, dove la qualità sta salendo in continuazione».

Il film non promette di essere un Blockbuster ma ha tutte le carte per piacere al pubblico amante del cinema, la Tucker Film, che si occuperà della distribuzione in Italia – con trenta copie in giro per l’Italia dal 28 aprile – ne sottolinea il valore, perché Matanić è stato capace di parlare dei Balcani finalmente in modo nuovo e di raccontare nello stesso tempo anche un modo di sentire tutto europeo.