Se in Suburra faceva la tossica borderline, per questo secondo capitolo sulla banda di spacciatori più pasticciona della commedia italiana Greta Scarano veste i panni di una poliziotta lungimirante a caccia di nuove droghe sintetiche. Per l’identificazione delle formule convince il suo capo ad assoldare segretamente i talenti di quei laureati cum laude che ci avevano già fatto sbellicare tre anni fa con le loro avventure. Così in Smetto Quando Voglio – Masterclass, in sala dal 2 febbraio, Edoardo Leo e soci si mettono a servizio della legge.

Se il primo capitolo si attestava tra omaggio e parodia di Breaking Bad e Ocean’s Eleven, il secondo parte come una sorta di Suicide Squad alla cacio e pepe tutta da ridere. Il vecchio cast torna al completo. I due latinisti, l’irrefrenabile chimico Stefano Fresi, l’economista scommettitore Libero De Rienzo, l’antropologo coatto Pietro Sermonti e l’archeologo driver Paolo Calabresi accolgono new-entry da altre branche, però di ritorno dall’estero. “Un nome drammaticamente poetico: cervelli in fuga. Questa categoria era stata ignorata nel primo film, e il secondo capitolo della saga volevo parlasse anche di loro, una specie di dedica”. Ha raccontato il regista Sydney Sibilia. “Dico ‘anche’ perché in effetti SQV Masterclass parla di un sacco di cose che ho voluto raccontare con il mio sguardo: i tempi in cui viviamo, il fatto che a volte non ci si prende abbastanza cura di alcune intelligenze, la voglia di riscatto”.

Faremo dunque la conoscenza con l’ingegnere partenopeo organizzatore di golpe africani Gianpaolo Morelli, l’anatomista ripescato in Thailandia Marco Bonini, che picchia come lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, un distinto  luminare di diritto canonico e il misterioso cattivo di Luigi Lo Cascio. All’inizio del film ci sarebbe da dire “tenete i caschi bene allacciati”. Ma forse non è il caso, visto che quelli rimediati dai nostri eroi saranno del Terzo Reich. Ci si sbellica con i monologhi di Fresi e le situazioni da action-comedy in stile Notte da Leoni. Corse in auto tra ruderi romani, discussioni nevrotiche in latino, litigiosi scambi di formule chimiche e tanta altra ottima comicità perfettamente orchestrata dal regista.

Oltre alla satira vivacissima sul panorama del lavoro stentato nel terzo millennio si riflette pure sulla lotta di classe all’interno di certe categorie quando una freelance, impegnata in un’inchiesta web sulla banda, dimostra di stare sul pezzo più dei suoi colleghi giornalisti. Se nel 2014 si parlava di un ottimo cinema, qui l’autore dà ufficialmente alla luce la trilogia, visto che il terzo capitolo, Ad Honorem, scritto e girato in tandem con Masterclass, già si pregusta a fine film con un trailer in stile Ritorno al Futuro.