Gli Skunk Anansie sono tornati e in grande stile. La band capitanata da Skin non pubblicava un album di inediti da quattro anni (per la precisione da Black Traffic), ma ascoltando il nuovo Anarchytecture (edito da Carosello Records e anticipato dal singolo Death to the lovers) possiamo dire che è valsa la pena aspettare. D’altra parte il titolo è tutto un programma, dato che indica il confine inquieto tra struttura e caos, tra costruzione e libertà.
La tracklist presenta infatti dei brani che mischiano rock ed elettronica, non dimenticando però quelle ballad tanto amate dai loro fans. “Già ai tempi di ‘Charlie Big Potato’ (1999) si sentiva che ci piaceva l’elettronica, però stavolta abbiamo voluto dare un messaggio ben chiaro, ovvero che siamo una band che ama le contaminazioni e per questo siamo sempre freschi e contemporanei, tanto da piacere anche a un pubblico di giovanissimi. Continuiamo comunque ad essere una rock band, che tende a convogliare messaggi forti con qualsiasi tipo di musica” – precisa Skin nel corso della presentazione milanese dell’album.

E a proposito dei loro testi, da sempre impegnati anche sul fronte socio-politico, la cantante ci racconta: “L’elemento politico è importante, soprattutto in questo momento: in tutto nostro album c’è un filo rosso di osservazione su quando sta succedendo. Il mood di questo album è indubbiamente scuro, d’altra parte non siamo un gruppo che ama parlare di com’è bello divertirsi a un party, non è nel nostro DNA. Noi prendiamo ispirazione anche dalle cose negative”. E continua: “Non fatemi parlare della politica italiana, perché non ci capisco niente, però posso dire di essermi fatta un’idea di quanto succede in Inghilterra. Da noi ci sono i primi tre gradi di istruzione che sono obbligatori per tutti, poi se si vuole andare avanti servono più soldi e quindi se lo possono permettere solo le classi sociali agiate. Quindi a studiare musica e arte in generale sono soprattutto dei ragazzi benestanti, che non vengono nemmeno toccati da certi problemi e che non sentono l’esigenza di combattere attraverso quello che fanno. Senza dimenticare poi la maggior parte delle radio e delle tv conservatrici, che sono riluttanti a trasmettere della musica impegnata. Questo non vuol dire che non ci siano dei gruppi rock o hip hop che urlano forte, ma rimangono nell’underground”.

Inevitabile chiedere a Skin che idea si è fatta della musica italiana nel periodo che ha passato qui grazie a X Factor: “Ho notato che viene data molta importanza al testo, al racconto e al significato di ogni singola parola. Il peso che viene dato a quest’ultima porta ad avere una musica pulita e a me piacerebbe che fosse più sporca, meno perfetta, come per esempio quella di Fedez”.
Chiedendo poi al resto della band, ovvero a Cass (basso), Ace (chitarra) e Mark Richardson (batteria) cosa pensano di in versione giudice ci siamo sentiti dire: “Ci ha sorpreso, perché si è comportata davvero bene. Diciamo che di solito, quando è con noi, non è così perfettina”.
A proposito: chi volesse sapere se la rivedremo anche nella 10a edizione di X Factor Italia sappia che ci sta ancora pensando.